Cime Tempestose recensione

recensione cime tempestoseTitolo originale: Wuthering Heights
Anno di pubblicazione: 1847
Autrice: Emily Bronte
Genere: Romanzo
Titolo in Italia: Cime Tempestose
Anno di pubblicazione ITA: 1926

Il signor Lockwood ha scelto di allontanarsi per qualche tempo dalla vita mondana, preferendo rifugiarsi in quella spensierata (o, almeno, così lui crede) vita campagnola. Così ha preso in affitto dal signor Heathcliff Thrushcross Grange. Quella reclusione dalla società, però, comincia a stancarlo e, un giorno, ne approfitta per fare finalmente la conoscenza del suo padrone di casa, Heathcliff, di Wuthering Heights (Cime Tempestose). Arrivato alla casa del suo affittuario, l’accoglienza non è delle migliori: gente scontrosa, risposte maleducate, nessun riguardo per l’etichetta, addio al rispetto per gli altri o per la loro posizione sociale. Assalito dai cani e deriso dal loro padrone (Heathcliff), Lockwood fa la (pessima) conoscenza dei suoi vicini: lo scontroso padrone Heathcliff, la nuora di lui (una giovane e bellissima ragazzina) e un ragazzo (del quale non si spiega il collegamento con il resto della singolare famiglia), di poco più grande della ragazza, dall’aspetto e dai modi trasandati (e rudi), ma con una vena di orgoglio e boria spropositata.
Una tempesta costringe il signor Lockwood a restare a Wuthering Heights, ma la notte trascorre agitata. Sistemato nella stanza di una certa Catherine, personaggio che lui non riconosce in nessuno dei membri di quella stramba famiglia, Lockwood è preda di strani incubi e spettri che gli rendono impossibile un sonno quieto. I fantasmi di persone che non conosce lo assaltano nei sogni e lo fanno gridare. Heathcliff accorre nella stanza dell’ospite e, con la sua solita “grazia”, lo fa uscire dalla stanza (che nessuno gli aveva detto di poter dormire lì!).
All’alba, Lockwood fa ritorno a Thrushcross Grange, decidendo di non ripetere l’esperienza a Wuthering Heights per nessuna ragione. L’uomo, però, si ammala e, durante il periodo di convalescenza, spinge la sua  governante, Ellen Dean, a raccontagli la storia dei padroni di Wuthering Heights.

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Ricordo che il mio primo contatto con “Cime Tempestose” fu mediato dall’antologia di inglese che usavamo al liceo. L’estratto scelto era composto di poche pagine, tutte dedicate allo struggente amore tra Heathcliff e Catherine così profondo, intenso, ma schiacciato e soffocato dalle convenzioni sociali e dal carattere orgoglio di entrambi i personaggi.

Così, quando mi sono trovata fra le mani il libro completo della Brontë ho pensato, preparandomi una bella tazza di tè, qualcosa del tipo: “Pronta per un po’ di romanticismo!”. E invece… Oddio, un po’ d’amore c’è: all’inizio e alla fine. Tuttavia, il primo contatto con i personaggi protagonisti della vicenda è devastante: sono folli, scontrosi, maleducati, egoisti, irrispettosi. Andando avanti nella lettura, mi sono detta: comprenderò le loro ragioni, mi immedesimerò in loro e, alla fine, ne comprenderò anche le scelte. No. Assolutamente. Non è possibile comprendere le loro ragione nè immedesimarsi in loro e comprendere o giustificare il male che fanno.

Ero perplessa. Molto perplessa. Gli antieroi non mi sono mai piaciuti. Poi, però, le vicende di Cathy (Jr) mi hanno emozionata: un magone allo stomaco mi accompagnava, mentre leggevo delle sue disavventure e della follia dello zio (perché, per me, Heathcliff rimane un pazzo, borioso, egoista e qualche altro epiteto molto più volgare che non posso riportare).
Ho letto numerose critiche a questo romanzo: e, leggendolo finalmente, sono arrivata alla conclusione che o lo si ama o lo si odia. Non ci sono vie di mezzo.

Ho apprezzato tantissimo il taglio particolare della vicenda. Non si tratta delle classiche storie d’amore: c’è inganno, sofferenza, vendetta, odio ed egoismo.

Non solo: la narrazione è tenuta in modo molto particolare (non consideriamo che noi lo leggiamo oggi. È stato scritto nel’800!). Il libro si regge su di un lunghissimo flashback di Ellen (la governante), ma il narratore cambia e si aprono molteplici punti di vista. Leggendolo mi ha, infatti, un po’ ricordato il sistema a matrioske de “Le mille e una notte”.

Inoltre, ritengo che contenuto dentro questo romanzo vi sia un grandissimo insegnamento: le persone non sempre sono cattive per natura (ovviamente, non sto parlando di Heathcliff); alle volte, sono costrette dalla vita, dalla cattiveria degli altri, dalla paura e dalla solitudine. E per questo nessuno merita di essere giudicato.

Siamo, comunque, un po’ lontani dai personaggi femminili forti (stile Austen). Qui rimangono sempre succubi degli eventi e della loro condizione disagiata (vedi Isabella Linton), per quanto, ogni tanto, anche loro dimostrino qualche slancio di coraggio.
Affascinante è, invece, la personalità di Heathcliff così nera, egoista, arrivista, vendicativa, pericolosa, ma improvvisamente tenera quando si parla di Catherine (Sr).
Insomma, concludo: calandolo nella realtà e nell’epoca in cui è stato scritto, “Cime Tempestose” è un capolavoro.

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