Chirú recensione

chirú recensioneTitolo: Chirú
Autrice: Michela Murgia
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2015

Eleonora, nota attrice teatrale, si sta esibendo e, oltre ad affascinare tutto il pubblico che la segue in religioso silenzio, colpisce anche un giovane ragazzo: Chirú, presente alla serata per accompagnarla con un sottofondo musicale (che la donna gli ha già cortesemente rifiutato: ci dev’essere stata un’incomprensione; lei può fare da sola).
Il ragazzo, per nulla offeso, resta anzi così abbacinato dalla potenza che Eleonora ha esercitato su tutte quelle persone protese ad ascoltarla che è irremovibile: vuole imparare anche lui.
Senza alcun segno di vergogna, incertezza o imbarazzo, avvicina Eleonora chiedendole di insegnargli “come si fa” e se può seguirla a cena.
La donna accetta, per il momento, solo la cosa della cena.
Ma basta poco, perché si decida definitivamente: Chirú sarà il suo nuovo apprendista, protégé, pupillo… allievo.
Tuttavia, sono trascorsi parecchi anni da quando Eleonora ha avuto il suo ultimo protetto e non andò a finire molto bene… che rischi di commettere gli stessi errori anche con Chirú?

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Nemmeno a farla apposta: di questi ultimi tempi mi lamentavo di alcuni (molti) autori italiani che l’italiano lo hanno visto solo da lontano, colpevoli (dal mio punto di vista) di servirsi di frasi scarne e immagini falsamente poetiche.
Poi arriva la Murgia. La sua prosa è elaborata, talvolta un po’ forzata e autocelebrativa (in alcuni passaggi, si ha la sensazione che voglia solo dimostrare di saper usare bene l’italiano), ma è sicuramente qualcosa di nuovo nel mondo letterario italiano in cui i più vanno avanti a frasi di due parole e virgole sparse a caso.
Certo, ripeto, alcuni passaggi sono appositamente composti per impressionare, ma apprezzo la diversità con la quale sicuramente questo stile spicca dall’anonimo resto (anche se mi dissocio da alcuni accenti: più, così, sì messi al contrario).
Esercizio di stile o no, si tratta comunque di un italiano correggiuto e, visto il panorama cui mi stavo tristemente abituando, apprezzo.

Quindi, la storia. Tutto inizia come una lezione: questo ragazzo che chiede a questa donna di imparare. E lei accetta. Certo, sarebbe bello trovare un mentore per caso, pure bravo, semplicemente chiedendo come fa Chirú; nella dimensione letteraria tutto è possibile… anche l’impossibile nel reale (né personalmente né ad altri ho mai sentito che qualche sconosciuto prendesse sotto la sua ala protettiva per insegnare, consigliare, suggerire, ect…. ma ci sta che sia perché non frequento l’ambiente alto borghese?).

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Insomma, comincia così questa specie di apprendistato un po’ strambo, perché lei, Eleonora, è attrice teatrale; lui, Chirú, al momento violinista al Conservatorio. Quali conoscenze potranno scambiarsi due reparti così distinti dell’arte? Be’, innanzitutto qualche raccomand… ehm… contatto non fa mai male; in secondo luogo, anche se l’abito non fa il monaco, è bene sapersi presentare al prossimo (e saper riconoscere nell’estraneo qualche barlume di notorietà o posizione sociale).

Ogni capitolo qui si chiama “lezione“, ma di alcuni non ho davvero compreso dove si nascondesse il messaggio educativo. Ci sono alcune considerazioni sull’essere, sull’infinito, sul troppo e il troppo poco, ect. sicuramente condivisibili, ma a parte il trovarsi d’accordo con qualche affermazione, non vedo molto altro.
Insomma, queste “lezioni” intervallano poi qualche vago accenno al passato di Eleonora tramite suoi ricordi o confessioni ad altri (sul momento) poco più che conosciuti. Da una parte, annotazioni utili per conoscere il personaggio di Eleonora, ma di nessuna utilità per comprenderne meglio le motivazioni che la spingono a cercare allievi (ovviare, in qualche maniera, alla mancanza di un figlio? Sentire la presenza di una famiglia o di un semplice legame che a lei sarebbe mancato? Sentirsi onnipotente, avendo la possibilità di cambiare la vita a un giovanotto? Avere un giovane che ti idolatra senza scadere però nel becero? Sinceramente non l’ho capita…).

Il titolo del libro potrebbe far pensare che il protagonista sia Chirú o che il suo impatto sulla sua maestra – Eleonora – sia così determinante da modificarne l’esistenza. No; nessuna delle due e sono convinta che mi sia scappato qualcosa di importante per comprendere il motivo del titolo del libro.

Sostanzialmente la vicenda si giostra per tutti i capitoli (ehm… lezioni) su questo doppio binario tra Chirú, ragazzo desideroso di apprendere (?), e Eleonora, trentottenne una e trina (madre, maestra e amante, ma attenzione mai nessuna di queste tre figure appieno) fino a quando

SPOILER!

lei si stufa (o comprende che è un po’ troppo supponente il pensare di poter incidere sulla vita di un adolescente – maschio – senza che questo abbia il chiodo fisso su di lei, soprattutto dopo averla vista nuda in scena ed essere stata a contatto con lei tutti i giorni negli ultimi mesi).
Ma, ehi, il ricordo di lui – quando si palesa dopo quattro anni di nulla assoluto dopo un frettoloso abbandono – ritorna con foga per poi sprofondare di nuovo nel niente, perché lei ha scelto di fare la sua di strada (e, sostanzialmente, smollarlo quando si era annoiata o aveva visto che la “cosa” stava andando troppo oltre… anche qui non mi è molto chiara la questione).

Ma Chirú una cosa almeno l’ha imparata: quella di presentarsi al meglio per far bella impressione.
Il passaggio di conoscenza è praticamente unilaterale, ma a parte una forte malizia in più (vedi il bel quadro che un antipaticissimo Chirú fa del migliore amico al professore e ai compagni di corso) e un’attenzione spiccata al modo di vestirsi e atteggiarsi non si legge altra “crescita” nel ragazzo apprendista che, comunque, a fine romanzo pare muoversi bene anche da solo (merito di Eleonora?).

Insomma, concludendo. Con le riserve che ho già espresso all’inizio circa lo stile che, talvolta, pare più messo lì come un mero esercizio, tuttavia non si può negare che sia ben scritto e che sicuramente si avvicini a quel “qualcosa” che cercavo nella letteratura italiana di oggi senza ancora averlo, però, centrato a fondo.

D’altro canto, però, non posso certo dire che la storia mi abbia colpito, impressionato, entusiasmato o altro, perché devo concordare con coloro che si chiedono dove stia questa storia. Pare quasi sbattuta lì giusto per dire “eccola!”; un po’ come gli ambienti, poco curati e giusto accennati. Anche questi buttati lì solo perché un vago sfondo sul quale muoversi deve essere dato a questi personaggi.

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