Baci scagliati altrove recensione

recensione baci scagliati altroveTitolo: Baci scagliati altrove
Autore: Sandro Veronesi
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2011

Dal momento che si tratta di una raccolta di racconti, non mi è possibile darti una breve descrizione come di solito faccio. Ma posso dirti che:

i racconti sono quattordici (Profezia, Morto per qualcosa, Quel che è stato sarà, Una telefonata dal cielo, Sorella, La voce vecchia, La furia dell’agnello, La scarpa, Sotto il sole ai Campi Elisi, Un pesce rosso, Elemosina per me stesso, Le gatte, Il ventre della macchine, Baci scagliati);
– e, alla fine del libro, c’è un piccolo extra avulso dal resto. Si tratta, infatti, di un racconto di David Foster Wallace, “Amore” (e, forse sarebbe stato meglio non inserirlo nella raccolta, perché la differenza con i racconti precedenti si sente eccome).

Mi regalarono questo libro molti anni fa, ma, a causa di motivi personali, non riuscii nemmeno a terminare la lettura del primo racconto… Almeno fino ad oggi!

Adesso, a distanza di anni, ho deciso di riprenderlo in mano anche solo per non fare un torto a coloro che così gentilmente me lo avevano regalato. Quindi, veniamo a noi e alla mia recensione.

Prima cosa: come ho già scritto, si tratta di racconti. Apprezzo i racconti (alcuni dei miei preferiti sono, ovviamente =p, quelli di Allan Poe, cui aggiungo un inaspettato Wilde, favolista magnifico e tormentato), ma ritengo che debbano essere collegati da un filo conduttore (amore, odio, horror…).

Parlando di questa raccolta di Veronesi. I racconti sono scritti in prima persona, legati a varie situazioni umane: l’amore, la protezione dei genitori, le amicizie, l’infanzia… Mi manca un po’ il filo conduttore che leghi tutti i racconti gli uni agli altri, ma tendenzialmente li potremo raccogliere sotto la categorie “tormentati e un po’ inetti“.

Alcuni racconti, infatti, hanno davvero poco senso; di altri mi è sfuggito il significato recondito.

I protagonisti dei vari racconti hanno molti (forse troppi) punti in comune: tormentati, donne belle, uomini ricercati, spesso infelici e buongustai dell’erba. Alcuni pigri; alcuni arrapati; altri irrimediabilmente falliti.

Insomma, nessuno di loro spicca rispetto agli altri e spesso reazioni e comportamenti si assomigliano (ma questo potrebbe essere il filo conduttore dei racconti che io non sono riuscita a trovare con certezza).

Quando si tratta di racconti non mi è possibile dare un giudizio sui singoli (anche perché incorrerei in spoiler). In questi casi, quindi, preferisco citare quelli che mi sono piaciuti di più o che mi hanno impressionato particolarmente.

Bè, qui purtroppo mi trovo nell’imbarazzo di non sapere davvero quale scegliere. E non perché ho troppe meravigliose alterative tra cui decidere: la verità è che non ne ho nessuna. Nessuno dei racconti mi ha impressionata o colpita. Anzi, spesso sono rimasta perplessa, incapace di comprendere il significato o il messaggio insito nel racconto.

Un appunto speciale, però, lo merita Profezia, il primo racconto (quello definito da Antonio D’Orrico: «La cosa più bella della letteratura italiana da molte stagioni»).

Si tratta di un racconto particolare, ispirato (o, almeno, immagino) al flusso di coscienza di Joyce. Mancano completamente i punti fermi al termine delle frasi (ecco perché credo che Veronesi abbia voluto ispirarsi a Joyce). Non certifico i risultati, ma almeno il tentativo è stato fatto.

Pur comprendendo le motivazioni che hanno spinto l’autore a non usare il punto di interpunzione per segnare la fine delle frasi in questo specifico racconto, è un racconto davvero difficile da leggere. Anche perché è composto di una decina di pagine senza un punto che fermi la frase… È davvero dura da seguire con attenzione.

Se, invece che della forma, vogliamo analizzare il contenuto di questo racconto (la morte del padre dell’autore per un tumore) ebbene non è né il primo né l’ultimo esempio che abbiamo in letteratura (di gravi malattie mortali) e vi sono tantissimi altri esempi che trasmettono molto di più a livello emotivo e affrontano il dolore e la sofferenza con vivo sentimento.

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13 Donne a Tavola recensione

recensione 13 donne a tavolaTitolo: 13 Donne a Tavola
Autrici: AA. VV. (*)
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’ufficio stampa in cambio di un’onesta recensione –

«Scrivere, di indubbio valore terapeutico e liberatorio, fa bene qui e qui, possiamo dire indicandoci cuore e testa, e imitando lo storico testimonial di una nota marca di tè. […] Nel nostro piccolo, quando dai fornelli veleggiano profumi stuzzicanti, anche a noi viene voglia di ricreare, con carta e penna dopo che con mestolo e tegame, le nostre atmosfere gastronomiche.»

– Dalla prefazione di Loredana Limone

Tredici storie (e altrettante ricette) per tredici scrittrici. Il filo conduttore di questi racconti? Il cibo, anzi: il mangiare e il condividere, il gustare i sapori della buona cucina ed il saperne apprezzare ogni sfumatura dolce o amara.
L’idea nasce da un progetto particolare (e credo, forse, unico nel suo genere) di Loredana Limone (scrittrice della quale ho già avuto modo di raccontarti qui). Nel 2005 nasce, infatti, il laboratorio di scrittura creativa “Sapori Letterari” (al quale non si può non pensare con affetto dopo aver letto di Belinda e Letizia nelle storie di Borgo Propizio). Il laboratorio si occupa di legare la scrittura e la cucina in un indissolubile binomio.
Così, i racconti presentati in questa raccolta sono stati selezionati tra i migliori creati durante l’attività del laboratorio letteral-culinario. Ad ognuno di essi, segue la ricetta.
Alcuni nomi noti (oltre, ovviamente, alla stessa Loredana Limone, anche quelli di Erica BauermeisterValeria Palumbo e molte altre) fanno da “madrine” a tredici “esordienti”, che direi se la cavano egregiamente.
Alcuni racconti sono davvero originali, intriganti, spiritosi; sanno emozionare e coinvolgere il lettore. La ricetta che li conclude, poi, è l’ideale per aggiungere quel tocco finale che, spesso, manca nelle narrazioni: il gusto.
Mi sono immaginata, poi, al fianco della nipote di Oriele a preparare un ragù in suo onore, con lo sfrigolare della pancetta nella padella e tutti gli aromi mescolati sollevarsi assieme lasciando nell’aria l’odore di casa e familiarità; ho assaporato tutte gli odori delle mille spezie sconosciute nella cucina de Le Tre Sorelle; ho sorriso al pensiero del sublime profumo, meritevole di una recensione con i fiocchi, che il critico gastronomico assapora nella cucina di Giacomo, La Rana Rosa; ma ho anche sofferto al pensiero dei mille profumi di ottimi manicaretti che non potrò mai assaggiare (proprio come la sconosciuta con il frigorifero affettuoso) e ho desiderato finalmente provare il piacere dolce amaro delle ciliegie per liberarmi del mio patire proprio come Theresa.
E alla fine di tutto: la ricetta che, oltre a farteli assaporare gli odori, te li fa anche mangiare e gustare!
Dopo questi racconti, alcune pietanze non avranno più lo stesso sapore e sono sicura che alcuni di noi guarderanno il cibo con un occhio diverso.

L’importanza di questo progetto, comunque, non si limita al duo tra testo e mangiato. Parte degli incassi delle vendite, infatti, sarà devoluto in beneficenza al Centro Aiuto Donne Maltrattate di Monza.

centro aiuto donne maltrattate

Consigliato: Sì.


 (*) Erica Bauermeister, Laura Bonalumi, Elena Chigiotti, Cecilia Fraccon, Loredana Limone, Betti Magni, Paola Monguzzi, Valeria Palumbo, Laura Rangoni, Cristina Rava, Annarita Sabbatini, Roberta Schira, Francesca Viganò.