Il Quidditch attraverso i secoli recensione

il-quidditch-attraverso-i-secoli-recensioneTitolo: Quidditch Through the Ages
Autore:
Kennilworthy Whisp/J.K. Rowling
Genere:
Saggio
Anno di pubblicazione:
2001
Titolo in Italia:
Il Quidditch attraverso i secoli
Anno di pubblicazione ITA:
2002
Trad. di:
Beatrice Masini

Vedi anche: 

Eccomi ancora nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale; i link alle recensioni sono inseriti sopra).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).

Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli”/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Veniamo, quindi, al Quidditch attraverso i secoli. Anche l’incasso di questo libro viene devoluto in beneficenza; qui ancora una volta a Comic Relief, sicuramente la più conosciuta società di beneficienza inglese.

Lo sport del Quidditch ha origini molto antiche: la sua prima comparsa risale all’Undicesimo secolo,  nella palude di Queerditch, quando una palla di cuoio finì tra i cavoli della strega Gertie Keddle (per la cronaca, la strega in questione non apprezzò affatto l’incursione della palla nel suo orto).
Di secolo in secolo seguiamo, quindi, l’evoluzione di questo sport: dalle regole ai tanti falli, dal cavalcare una scopa (con o senza incantesimo “Imbottito” a incidere sulla comodità della cavalcatura) fino alla produzione dei fantastici modelli Nimbus; dalla sua diffusione nel mondo (in Oriente, le scope fanno un po’ fatica a soppiantare i tappeti volanti) alle tante squadre che si affrontano tra Coppa del Mondo, Coppa Europea, ect.

Anche qui, come nel caso di “Gli Animali fantastici e dove trovarli” e “Le fiabe di Beda il bardo, troviamo una prefazione a cura sempre di Albus Silente; in più, qui abbiamo una serie di autorevoli commenti. Ad esempio, Gilderoy Allock fa i complimenti a Whisp, sostenendo che «se continua così, uno di questi giorni potrebbe ritrovarsi fotografato assieme a me!»; mentre Rita Skeeter de La Gazzetta del Profeta non si sbilancia («Ho letto di peggio»).

Dal registro di restituzione all’inizio del libro scopriamo che abbiamo compagnia fra i lettori di Hogwarts: infatti, anche Cedric Diggory, Fred Weasley, Hermione Granger e Harry Potter hanno preso in prestito il libro dalla biblioteca di Madama Prince (che, per la verità, non è molto contenta di condividerlo con noi babbani… anche se, come ho già avuto modo di dire, sono convinta che la mia lettera per Hogwarts sia andata presa… del resto, Voldemort distrusse i registri dei nati babbani!).

Insomma, in questo libretto, scopriamo alcuni dettagli interessanti sul Quidditch. Ad esempio, sapevi che i primi Boccini d’oro non erano palline in metallo, ma poveri uccellini? I Golden Snidget rischiarono l’estinzione, poichè la cattura del Boccino d’oro consisteva in realtà nello schiacciamento del povero animaletto. Solo l’invenzione di Bowman Wright, che creò il Boccino come lo conosciamo noi oggi incantandolo con numerosi incantesimi affinché riproducesse il volo del Golden Snidget, pose fine a questo sterminio.

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Golden Snidget nella riproduzione grafica del libro

Per evitare poi che i Babbani scoprissero questo divertimento dei maghi, numerose furono le procedure adottate e i richiami e le sanzioni attribuite a chi violava le disposizioni. Tuttavia, qualche problemuccio nel corso dei secoli c’è stato tanto da arrivare, nel 1674 (con l’istituzione della Lega), a decidere di limitare il numero delle squadre professioniste. Ahimè, in Italia non abbiamo squadre di Quidditch o, almeno, non siamo forti abbastanza da essere nominati (Lussemburgo, Bulgaria, Portogallo, Francia e Germania hanno più fortuna di noi).

Insomma, tirando un po’ le fila del discorso che qui sennò ti racconto tutto il libro. Traspare una certa somiglianza tra le regole del Quidditch e quelle dei nostri calcio e basket (ad esempio il Quodpot americano pare una specie di schiacciasette), con la differenza sostanziale che il Quidditch è uno sport paritario e, nella stessa squadra, giocano indifferentemente maghi e streghe (l’unico caso di squadra interamente al femminile sono le Holyhead Harpies).

Anche qui, come nel bestiario di Scamander, la declinazione è sempre inglese, nel senso che prevalgono le squadre e aneddoti inglesi e irlandesi, affiancante da quelle di Galles e Scozia.

Tutto sommato un libro carino, interessante per i frammenti di mondo magico che ci regala, ma, come ho già scritto per le recensioni degli altri libri dalla biblioteca di Hogwarts, nulla di che. Simpatico, ma fino a un certo punto (perché le battute ci sono, ma, sarà l’umorismo inglese, mi è parso che occhieggiassero più al lettore nella speranza di farlo ridere che non impegnarsi seriamente per scaturire una risata sincera).

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Le fiabe di Beda il bardo recensione

le-fiabe-di-beda-il-bardo-recensioneTitolo: The Tales of Beedle the Bard
Autore: Beda il bardo/J.K. Rowling
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2008
Titolo in Italia: Le fiabe di Beda il bardo
Anno di pubblicazione ITA: 2008
Trad. di: Luigi Spagnol

Vedi anche: 

Eccomi ancora nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale; i link alle recensioni sono inseriti sopra).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).

Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli”/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Veniamo alle fiabe di Beda. Anche l’incasso di questo libro viene devoluto in beneficenza; qui ancora una volta a Comic Relief, sicuramente la più conosciuta società di beneficienza inglese.

La raccolta delle fiabe ne comprende cinque, tradotte dal runico dalla nostra Hermione Granger (che cura anche l’introduzione al libretto), e sono le seguenti:

  • Il Mago e il pentolone salternino; 
  • La fonte della Buona Sorte; 
  • Lo stregone dal cuore peloso; 
  • Baba Raba e il Ceppo Ghignante; 
  • La storia dei Tre Fratelli.

Ognuno di queste storie è seguita poi da alcune pagine di commento, espunte da alcuni appunti ritrovati fra le carte che Albus Silente ha donato alla scuola di Hogwarts (e con il permesso di utilizzarle venuto direttamente dal nuovo preside della scuola: Minerva McGranitt).
Da queste note, ricaviamo alcuni dettagli – certo non significativi, ma comunque curiosi per un appassionato – sul mondo della magia. Spesso si consiglia di leggere anche “Gli animali fantastici e dove trovarli” per ricevere maggiori informazioni.

Laddove le fiabe babbane hanno inizio a causa di una magia (v., ad esempio “La Bella Addormentata nel Bosco” che viene appunto addormentata a causa di una maleficio; “la Sirenetta” che perde la voce e ci guadagna un paio di gambe), le fiabe di Beda, le quali hanno incantato i piccoli maghi, partono da un presupposto diverso «la magia crea tanti problemi quanti ne risolve.».

Gli insegnamenti di Rumpelstiltskin/Tremotino, interpretato dal bravissimo Robert Carlyle,
nella serie tv Once Upon a Time

Ogni protagonista, quindi, si serve sì della magia, ma in un certo qual modo ne subisce anche gli effetti. Quindi, la magia va saputa usare con attenzione, cervello e anche un pizzico di umiltà.

Ovviamente, si tratta di fiabe, quindi le storie sono molto brevi e nascondono un insegnamento o, comunque, messaggio (spesso spiegato dallo stesso Silente nel suo commento). Il tutto accompagnato da alcune illustrazioni (questa volta molto più curate e numerose degli scarni disegnini che si trova ne “Gli animali fantastici e dove trovarli“).

A parer mio, la migliore in assoluto è la storia dei tre fratelli e il loro incontro con la Morte; i fan della saga di Harry Potter la ricorderanno ne “I doni della morte“. Sarà perché magari già la conoscevo, ma ritengo questa storia di una spanna superiore a tutte le altre sia per il messaggio riportato sia per come è condotta la narrazione a livello di idee.
Subito dietro vengono, sempre a parer mio (si tratta proprio di gusti personali), “La fonte della buona sorte” e “Baba Raba e il Ceppo Ghignante” (il nome della protagonista ricorda molto quello della strega russa Baba Jaga, dispensatrice di consigli, ma anche pronta ad azioni malvagie).

Le altre… meh! Sono carine certamente, ma sono proprio ine, delle favolette insomma (però, ecco, se si cercano delle fiabe da leggere a dei bambini, io resterei molto sul classico – Perrault, Andersen, i Grimm… i favolisti sacri, insomma).

Detto questo anche qui mi vedo confermare quanto detto in precedenza. Apprezzo l’approfondimento sul mondo della magia e il proposito benefico dietro alla pubblicazione del libro, ma resta comunque un libello un po’ così: simpatico, carino, un modo per conoscere qualche breve dettaglio in più sulla storia del mondo della magia, ma nulla di che.

Sinceramente, mi sono piaciute più le fiabe che non il bestiario di Scamander un poco tirato via sia per la maggior cura nei dettagli delle fiabe (più elaborate, anche se certamente brevi, rispetto alle tre righe dedicate agli animali quasi che dovessero solo far numero) sia per le illustrazioni migliori e più numerose.

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Gli animali fantastici e dove trovarli recensione

animali-fantastici-e-dove-trovarli-recensioneTitolo: Fantastic Beasts and Where to Find Them
Autore: Newt Scamander/J.K. Rowling
Genere: Libro di testo/Meta-libro
Anno di pubblicazione: 2001
Titolo in Italia: Gli animali fantastici e dove trovarli
Anno di pubblicazione ITA: 2002
Trad. di: Beatrice Masini

Vedi anche: 

Finalmente, eccomi nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale, quindi aspettati a breve anche le recensioni degli altri due ^^).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).
Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Parliamo qui di “Animali fantastici e dove trovarli“, considerando anche che questo libro e, in particolare, il suo autore Newt Scamander sono lo spunto per la storia raccontata nell’omonimo film (nel gennaio 2017 sarà reso disponibile lo script originale a cura di Salani).

Per quanto riguarda questo libro, inoltre, tutti gli incassi vengono donati in beneficenza a Comic Relief.

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Perché noi babbani (ma io so che la mia lettera da Hogwarts è andata smarrita…) non vediamo la magia? 

Be’, la colpevole è la clausola 73 (anche i maghi hanno i loro accordi internazionali), con la quale ogni ministero di magia si impegna ad occultare la presenza delle creature magiche al mondo babbano.

Ma anche i maghi hanno i loro accordi non rispettati.

E quindi: Tibet e Scozia sono colpevoli di non tener doverosamente a bada lo Yeti il primo e il mostro di Loch Ness la seconda.

Interessante, per un fan della saga principale, è scoprire nuovi elementi e pezzetti dal mondo di Harry Potter.
Tuttavia, eccezion fatta per l’affetto che un appassionato può nutrire, non si tratta certo di nulla di eccelso (si legge, comunque, in pochissimo tempo; si tratta di un libriccino).

Il libro è una sorta di mini-micro-compedio composto da una premessa, stile raccontino, in cui Newt spiega rapidamente le varie fasi della gestione delle creature magiche da parte del mondo magico e una finta prefazione a cura di Albus Silente in cui si riporta solo l’utilità del libro in questione per tutte le generazioni di maghi che ci hanno studiato sopra.
Poi, si passa alla fase “enciclopedica” in cui sono riportati, in ordine alfabetico, le “bestie” (in inglese, infatti, il titolo è “Fantastic Beasts and Where to Find Them”).

Gli “animali fantastici” nascono un po’ dalla mitologia classica greca (chimere, cavalli alati, centauri) ed egizia (con le sfingi), un po’ dalle tradizioni popolari (in Irlanda e Gran Bretagna in particolare abbondano, ma anche Giappone, Nord Europa, Africa, Cina). Una piccola parte rimanente è frutto della fantasia della scrittrice.
Si tratta comunque di brevi annotazioni, poche righe per ognuno degli animali fantastici. Delle creature che, invece, abbiamo incontrato nei libri si spende qualche parola in più.

Sarebbe stato molto interessante (e magari più realistico dal momento che si tratta di un libro di testo), trovarci qualche disegno o immagine o figura di queste bestie.

Essendo che finzione vuole che questa edizione sia una copia fedele dell’edizione sulla quale ha studiato Harry Potter, in alcuni punti troviamo qualche annotazione o disegnino suo o di Ron e Hermione (ora, beato lui! Io nei miei libri di testo facevo molti più ghirigori e sottolineature pasticciate!).
Una trovata simpatica, sì; ma nulla di che. Infatti, non aggiunge nulla alla narrazione e la maggior parte delle battute sono legate al fatto che Hagrid avrebbe dovuto leggere il libro prima di gettarsi in una delle sue tante idee (il cucciolo di drago, Fierobecco, ect.).

In definitiva, simpatico per i fan della saga principale (anche se avrei preferito che la questione si concentrasse sull’attenzione e la storia del mondo della magia verso le creature magiche e che queste, magari anche in numero inferiore, fosse dato un approfondimento un po’ più preciso); lodevole che tutti gli incassi vadano in beneficenza. Ma fine.

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Shadow Magic recensione

shadow magicTitolo: Shadow Magic
Autore: Joshua Khan
Genere: Fantasy per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Shadow Magic
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Roberta Verde

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Thron, dodici anni, schiavo. Il suo venditore ne sta esaltando i pregi (l’età, la robustezza, le mani forti da contadino) a un possibile compratore, Mastro Shann. Ma una vita da schiavo non fa proprio per lui e il ragazzo le prova tutte per scoraggiare l’acquirente, con la conseguenza di far non poco adirare il mercante di schiavi (anche perché non si tratta della prima volta). Per la cronaca, la schiavitù sarebbe vietata… ma lì, in quelle lande deserte, non ci sono leggi che tengano. Così Thorn non può far altro che accettare il suo destino in silenzio… se scoprissero il reale motivo per cui è fuggito dal suo villaggio, la sua fine sarebbe molto più terribile della semplice schiavitù. Alla fine, il compratore si rivela inaspettatamente un altro uomo, molto più terribile del precedente. Si tratta di un boia, uno dei più terribili e temuti.

A Castel Cupo, invece, facciamo conoscenza di Lilith (Lily per gli amici), la giovane rampolla – l’ultima, per la verità – degli Shadow, quelli dotati della magia di risvegliare i morti e che, secondo molti, banchetterebbero con carni umane. Be’, come spesso accade, la verità sta nel mezzo e Casa Shadow non è poi così terribile come pare. I fasti sono tuttavia lontani e adesso i morti restano sotto terra e l’antico palazzo è in rovina. I suoi genitori e suo fratello Dante, il legittimo erede al trono, sono stati uccisi mesi prima da degli spietati briganti. Lily è giovane e sola… e deve guidare un regno disastrato e con poche risorse.
L’unico modo per superare il declino? Allearsi con il nemico giurato: la casata dei Solar. Come? Con un matrimonio! E Lily dovrà accettare il nemico giurato in casa propria: lei è Lady Shadow adesso, ma resta pur sempre una semplice ragazza…

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Il libro è pensato per ragazzi ed è davvero una lettura perfetta in questo periodo – vicino ad Halloween – per le sue tinte fosche e i paesaggi cupi (un po’ in stile Tim Burton – o, per i più giovani, Hotel Transilvania: il cupo e il triste non sono necessariamente “brutti” o malvagi e ciò che dovrebbe essere bello e buono spesso non è lo. Insomma, condensando: l’apparenza inganna).

Lo stile è semplice, adatto a un pubblico giovane, ma questa semplicità non esclude un certo studio nella narrazione. La vicenda, infatti, è ritmata, fresca e simpatica. Le sottotrame presenti sono numerose e ben intrecciate con quella principale; i dialoghi tra i personaggi ben strutturati, agili e non privi di battute.

Insomma, entriamo in questo nuovo universo. Al momento facciamo la conoscenza con le basi e gli elementi fondamentali (infatti, questo libro è il primo di una duologia al momento).

Sei sono le casate: al momento noi conosciamo meglio i meravigliosi e beneamati Solar, paladini del bello e del giusto, e i cupi  – e probabilmente affetti da vampirismo – degli Shadow. Ognuna di queste sei casate è nata da uno dei sei fratelli figli di un uomo e, in base a dove viene raccontata la leggenda, uno spirito dell’aria o del fuoco, una bellissima elfa o una sirena e via discorrendo. Insomma, una genesi interessante che sicuramente sarà approfondita nei prossimi volumi.
La discendenza materna cambia le doti magiche dei sei fratelli (di cui le casate che noi conosciamo non sono altro che i discendenti diretti): per cui c’è la casata che controlla l’elemento del fuoco, quella che controlla la luce e quella che, invece, controlla l’ombra (ect.). Tuttavia, le generazioni passate sono tante e poi tante e il sangue si è così rimescolato che i grandi fasti magici sono ahimè terminati. Le grandi casate – alcune delle quali in lotta tra loro – vedono il loro potere magico farsi più debole di padre in figlio (per le femmine, infatti, la questione è vietata causa impulsi e ardori che una donnicciola non potrebbe controllare… ma forse la nostra protagonista potrebbe non pensarla alla stessa maniera 😉 ). L’epoca dei grandi maghi è, quindi, terminata: anzi, si viene considerati dei grandi intenditori delle arti magiche già solo se si conoscono tre incantesimi e si riesce a spruzzare un po’ di fiammelle dalla punta delle dita.

Per il momento, questo primo libro vede principalmente la netta dicotomia tra la luce (Casa Solar) e l’ombra (Casa Shadow). Se all’apparenza sono sicuramente i secondi a perdere lo scontro, visto il bel portamento e la calda presenza dei Solar, sono quest’ultimi a perdere su tutto il resto. Dove questi sono inviadibili quanto a ricchezza e splendore ma poveri nello spirito, gli Shadow sono sicuramente più ricchi d’animo.

Insomma, luce e ombra in senso letterale, ma, come scrivevo poco sopra, l’apparenza spesso inganna ed è l’opposto a fare il paio corretto. Nonostante questa netta distinzione tra personaggi (i Solar sono strafottenti e supponenti; gli Shadow sono più umili, ma non privi di difetti anche loro), c’è comunque spazio per sfaccettature personali.

shadow magic citazioneThron e Lily sono due protagonisti studiati. Non fanno il paio l’un con l’altro, considerando anche il diverso background, e ognuno di loro ha un diverso modo di reagire e ragionare. Ognuno di loro ha anche un modo diverso di “salvarsi” e, anche unendo le proprie abilità, non necessariamente l’una resta in attesa dell’altro.

S’avverte anche il divario tra la “plebe” e la “nobiltà” e una certa cura viene dedicata anche ai personaggi secondari.

Gli stessi rapporti tra i vari personaggi mutano e si evolvono – non necessariamente come ci aspetteremo – in base alle evoluzioni della vicenda.

Concludendo, si tratta sì di una lettura per ragazzi e, obiettivamente, un adulto con un bagaglio diciamo più corposo di letture fa qualche difficoltà ad apprezzare certi passaggi narrativi, ma il quadro generale è sicuramente piacevole e molto meno scontato di quanto il pregiudizio – sbagliato – potrebbe far pensare quando si parla di letteratura per ragazzi.
In questo caso, devo ammettere d’essere rimasta piacevolmente sorpresa. Sono numerosi gli aspetti curati, non mancano le citazioni e i tanti messaggi rivolti al giovane lettore (le delusioni in cui prima o poi tutti incorreremo; le persone della quali ti fiderai… o no; le persone della quale, viceversa, non potrai più fidarti; la difficoltà del portare una maschera e il senso di disagio che questo comporta a se stessi e con gli altri; il senso del sacrificio e quello del dovere).
Insomma, questi elementi mescolati assieme lo rendono davvero una buona lettura per ragazzi.

Ah, non dimentichiamoci delle illustrazioni! Discrete e ben fatte, le ho trovate la giusta via di mezzo per segnare il passaggio da una letteratura per bambini, ricca di disegni, a quella per ragazzi.

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Il sangue degli elfi recensione

Il sangue degli elfi recensioneTitolo originale: Krew elfów
Autore: Andrzej Sapkowski
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 1994
Titolo in Italia: Il sangue degli elfi
Anno di pubblicazione ITA: 2012
Trad.: Raffaella Belletti

Preceduto da: 

– Il guardiano degli innocenti;
– La spada del destino.

Seguito da: 

– Il tempo della guerra;
– Il battesimo di fuoco;
– La torre della rondine;
– La signora del lago.

 

È passato qualche tempo dalla sanguinosa guerra contro Nilfgaard; adesso, la pace si regge su di un traballante trespolo che potrebbe piegarsi a ogni nobile capriccio o – più o meno – ingegnosa macchinazione di re e regine, spie e agenti.
Troviamo Geralt dove lo avevamo lasciato nell’ultimo dei racconti: assieme a Cirilla (alias Ciri) in viaggio verso la fortezza degli strighi, Kaer Morhen, dove la ragazzina apprenderà le arti micidiali degli witcher, iniziando così la strada che il destino ha scelto per lei.
Nel frattempo, sotto le fronde del sacro albero dei Druidi Bleobheris, una nostra vecchia conoscenza, Ranuncolo, il bardo famoso e stimato per le sue rime poetiche, sta intonando una canzone proprio su di loro e sulla storia del loro incontro predestinato. E, insomma, sebbene qualcuno pensi che questi siano solo i versetti romanzati di un poeta, c’è qualcun altro convinto che, invece, le parole di Ranuncolo raccontino la verità. Così un certo Rience lo cattura, lo tortura e gli impone di raccontare la vera storia senza più sviolinate. Il provvidenziale intervento della maga Yennefer salverà Ranuncolo e lascerà un ricordino sul volto di Rience. Ma una cosa è certa: Ciri è in pericolo. Qualcuno la sta cercando, qualcuno ne vuole fare la sua carta vincente per soppiantare gli avversari degli altri regni. Insomma, Geralt deve essere avvisato.

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Primo romanzo della saga (infatti, i due precedenti volumi sono una serie di racconti). Le prime pagine servono un po’ da riepilogo sulle questioni e gli eventi più importanti affrontati nei racconti: necessario per chi non conosce i precedenti, ma ripetitivo per chi, invece, ha già avuto modo di conoscere Geralt. Comunque, una trentina di pagine opportune per avere un ricapitolo generale sulle vicende passate, ma più condensate sarebbero state maggiormente apprezzate (sebbene l’escamotage usato – Ranuncolo che rievoca le avventure di Geralt in una ballata di sua creazione – sia comunque interessante). Ecco, questo è uno degli aspetti che meno apprezzo dello stile di Sapkowski: le chiacchiere… i paragrafi, le pagine dense di chiacchiere vuote e blablabla vari; chiacchiere che avvolgono la parte importante condensata in un paio di righe.

Comunque, veniamo al resto, ché qui già comincio a fare la pedante e non va bene. Come sai, però, non mi piacciono i dialoghi lunghi pagine e pagine in cui due o più personaggi ripetono lo stesso concetto in salse diverse o si rimpallano notizie e “pettegolezzi” di cui già tutti sono a conoscenza.

In ogni caso, procediamo.

Questa volta, come scrivevo all’inizio, non abbiamo dei singoli racconti, ma un romanzo più o meno lineare. “Più o meno” perché comunque anche qui le vicende si aprono e si chiudono come un sipario,  saltano e si rincorrono lasciando buchi narrativi che vengono riempiti o con i suddetti dialoghi tra personaggi o tramite flashback non proprio illuminanti e privi di qualunque pathos (dal momento che il lettore già ne conosce la conclusione).

Per il numero delle vicende raccolte e per la loro importanza per i (palesi) sviluppi successivi, “Il sangue degli elfi” assume più i connotati di un primo capitolo mooooolto lungo, prodromico ai libri successivi. Insomma, gli eventi di una certa rilevanza sono pochissimi; la storia si potrebbe riassumere in un paio di righe:

Non saprei se definirlo "spoiler", ma meglio evitare sorprese non gradite

Ciri inizia l’addestramento da strigo(a) e inizia anche quello nelle arti magiche, poiché il suo potenziale è tale da renderla o una potentissima donna-del-destino-striga-maga-nonché-fonte-di-ogni-potere o un bel problema, se non controllato. 

Riguardo al mio «(palesi) sviluppi successivi», una piccola precisazione: se consideriamo che questo è un po’ l’inizio ufficiale della saga di Geralt/Ciri non è un bene che il lettore capisca già come andranno a finire i quattro (ma, teoricamente, il quinto è in arrivo) libri della serie. Voglio dire: generalmente, le carte si scoprono alla fine, no?

Questa volta, lo strigo deve fare i conti con una sorta di paternità surrogata, nella quale cerca di destreggiarsi come meglio può (e, poverino, secondo me, nemmeno se la cava male!). Lui, assieme a Ciri e Yennifer, restano, come nei racconti, i personaggi meglio realizzati e, tuttavia, non si assiste a una loro evoluzione. Gli altri (Ranuncolo e compagnia bella) restano le solite macchiette parlanti.
Confermo, almeno per il momento, la mia precedente opinione che tutti i caratteri siano omologati agli altri: freddi e distaccati all’esterno – oppure troppo frivoli per essere veri -, magari anche scostanti e scontrosi, ma in fondo tutti nascondono un cuore dolce.

Intendiamoci: non è un libro brutto. La trama fila senza troppi intoppi o sorprese; il tutto scorre rapidamente e si legge con molta facilità. Tuttavia, da una «saga bestseller», come fascetta gialla acclusa recita, mi sarei aspettata qualcosa di caratterizzante, al di sopra della media. Per quanto la storia possa presentare alcuni elementi originali (= gli strighi e il loro particolare ordine), non è che il resto sia tanto più “originale“: abbiamo le driadi – belle e capricciose -, abbiamo gli elfi – belli e capricciosi -, abbiamo i druidi – anziani e, talvolta, scorbuti -, abbiamo i bardi grandi cantori, i nani grandi guerrieri e le taverne straripanti di birra e loschi figuri. Abbiamo le maghe – avvenenti – e un grande potere concentrato nella mani di una piccola persona… ok, la smetto.

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