Valerian e la città dei mille pianeti recensione

Titolo: Valerian and the City of a Thousand Planets: The Official Movie Novelization
Autrice: Christie Golden
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Valerian la città dei mille pianeti
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Fabrizio Piva

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Alpha, la stazione orbitante creata dall’uomo, è diventata il crocevia dell’universo.
L’agglomerato è così vasto, pieno di culture e civiltà da essere un pericolo per la Terra tanto da essere allontanato dall’orbita del pianeta blu.

Nell’anno 2710, l’umanità ha raggiunto vette oggi impensabili: ha scoperto di non essere sola nell’universo, ha iniziato a intrattenere rapporti con le altre popolazioni spaziali, ha dato il via a una vera e propria esplorazione galattica.

E Alpha è diventata la città dei mille pianeti. Ma è in pericolo.

L’agente Valerian e la sua partner Laurelin saranno chiamati a una difficile missione: salvare Aplha da un pericolo radioattivo che ne sta consumando la parte più profonda.

Tuttavia, ci sono segreti che dovranno essere rivelati.

Valerian e la città dei mille mondi è il romanzo ufficiale del film di Luc Besson, ispirato a sua volta alla serie di fumetti di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières.

Premesso, quindi, che l’universo di Christin e Mézières – con i loro alieni bizzarri e mondi fantastici – è sicuramente molto originale e interessante (e non disdegnerei di leggerne qualche fumetto), in questo mio commento mi concentrerò solo sulla resa che l’autrice Christie Golden (già nota per essersi occupata della trasposizione cartacea di Assassins’s Creed) è stata più o meno in grado di fare.

La trama si srotola con molta linearità al lettore, che tuttavia non fa difficoltà a capire come si svolgerà il resto della storia.

Inizia tutto con un sogno/premonizione, una bella principessa (anche se, dalle immagini che ho visto del film, a me così meravigliosa non pareva), un pianeta distrutto e la nave super-teconologica di Valerian con tanto di spiaggia olografica.

Seguono missioni, battute, scontri a fuoco, droidi e robot, alieni trasformanti e alieni antropofagi, alieni bellissimi e mostri con tre narici, loschi figuri e loschi affari.

Da questo punto di vista, la varietà di forme aliene e ritrovati tecnologici che Christie e Mézières regalano ai loro lettori è davvero enorme e, a livello visivo, Besson pare aver ben raccolto.

Purtroppo, si registra una certa inadeguatezza della Golden nel rendere su carta con altrettanto effetto e con vividi particolari l’universo di Valerian.
Le descrizioni, sia dei vari alieni che si incontrano sia degli ambienti, sono davvero troppo elementari e non riescono a rendere l’idea dell’universo visivo che il mondo di Valerian offre.

A parte questo problema descrittivo, i personaggi nascondono un altro inganno: quello legato alla loro personalità – almeno per come viene resa qui. Infatti, da questi – all’inizio comunque simpatici – esce una comicità in certi momenti forzata e inadeguata.

Il rapporto fatto di battibecchi e collaborazione di Valerian – libertino seduttore – e Laurelin – bella e dai saldi principi morali – è molto vivace, ma a lungo andare cade anche questo nella prevedibilità e nei soliti clichè.

Il linguaggio basilare rende la lettura veloce, ma non molto appassionante.

 


Hai letto "Valerian e la città dei mille pianeti"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

 

Time Deal recensione

Titolo: Time Deal
Autore: Leonardo Patrignani
Genere: Distopico
Anno di pubblicazione: 2017

– Ho ricevuto una copia di questo romanzo in cambio di un’onesta recensione –

Aurora è una magnifica cittadina incastonata in un’isola incontaminata dai miasmi radioattivi che una recente guerra ha scatenato in tutto il globo.

In Aurora, unico baluardo dell’umanità, si trovano medicine gratis per (quasi) tutti; un livello tecnologico avanzatissimo; un lavoro per (quasi) tutti, ma una (parecchio tosta) distinzione sociale.

Insomma, Aurora non è certo ancora perfetta, ma si avvicina molto a una città dei sogni… anche per via del Time Deal (v. avanti).

Qui un normalissimo ragazzo di diciassette anni, Julian, si reca al suo ennesimo giorno di lavoro assieme al suo amico e collega Stan: tredici ore lavorative, il nostro riposo settimanale trasformato in mensile (acc…).

Ma Julian, orfano di entrambi i genitori morti in un tragico incidente, deve badare alla sorellina Sara e ogni taglio (la moneta corrente in Aurora) in più fa sempre comodo.

Tuttavia, c’è un piccolo problema: Julian non vuol aver nulla a che fare con il Time Deal e la casa farmaceutica che lo produce ha appena acquisito la fabbrica e sta obbligando i lavoratori a farne uso (se vogliono mantenere il posto di lavoro).

Un’altra parte della cittadina, raccolta come una sorta di setta, ha già preso il Time Deal (e in molti casi lo sta prendendo da anni); tra questi anche la ragazza di Julian, Aileen, costretta dai genitori ad assumere il farmaco.

Ma cos’è il Time Deal? Bè, ha qualcosa del miracoloso e dona… l’immortalità.

E che c’è di male allora? Così di sfuggita nulla, ma pensandoci bene le contraddizioni, le difficoltà anche sociali e le incertezze circa l’essenza stessa della persona sono destinate a una bella impennata con questa immortalità-per-tutti.

In una città in cui l’apparenza inganna, Julian ben presto si troverà costretto a una scelta difficile e irreversibile.

Ad Aurora c’è qualcosa di strano e il lettore lo avverte subito quando si parla di chiese vendute, orecchie in ascolto e strani figuri che si aggirano per la città lasciando opuscoli in stile Testimoni di Geova.

Ma, in Aurora, c’è anche un sapore romantico con nomi come il Quartiere del Teatro o della Guglia e le corsie dell’Anello, ma ci sono anche toponimi che scadono nel venale come il Quartiere del Diamante.

E la stranezza che avvolge Aurora aumenta quando si aggiungono il TD (Time Deal) che pare donare eterna giovinezza e una nonna, passata a miglior vita, che fa un invito a pranzo in una casa di campagna ormai venduta.

Ma ad Aurora c’è di più: un sostrato silenzioso e anonimo e una storia di aria avvelenata e radioattiva e parametri aggiustati (purtroppo gli “adattamenti strategici” dei parametri sono situazioni non dissimili da alcune città italiane).

Ma nonostante i problemi, le zone disagiate, i lavoratori schiavizzati ad Aurora c’è l’elisir della lunga vita (altro che pietra filosofale!).

E chi rifiuterebbe?

Bè, a parte che per poterlo assumerlo devi quasi azzerare te stesso e incasellarti in una specie di setta che controlla buona parte della città, io no (magari mi sarei servita di vie clandestine).

Ma questo non è il ragionamento di Julian. Perché per Julian ogni ruga è preziosa; ogni imperfezione dell’età un tesoro di esperienza e ricordi da conservare.

Ma intorno a lui la situazione è diversa: la sua ragazza Aileen, per esempio, è stata costretta dai genitori ad assumere il TD (pena l’espulsione da casa e dagli affetti); il suo amico Stan, pur condividendo la sua opzione sul Time Deal, ha trovato il modo per renderlo redditizio.

Insomma, ognuno si arrangia come può in Aurora… ma, ai vertici cittadini, i piani per la popolazione sono ben diversi.

Seguono, quindi, rivelazioni varie, sparizioni misteriose e ospedali-quasi-psichiatrici (Basaglia non sarebbe stato contento), segreti violati e un leader carismatico con la gonna da combattimento.

Ma tutto ad Aurora è difficile perché, nonostante alcune evidenze, la gente preferisce adagiarsi su di una comoda verità.

Il clima rivoluzionario-totalitario di Aurora è davvero ben riprodotto (e dovrebbe darci da pensare per alcuni richiami al mondo attuale in cui il rapporto con gli altri e l’essenza di una persona sono elementi che si stanno inesorabilmente offuscando) tra innovazioni tecnologiche e mondo fumigato dalle radiazioni.

La trama, seppur piacevole, è prevedibile (finale compreso) e, nella narrazione, manca un po’ di tensione che, in un romanzo così corposo, non avrebbe fatto male.

Qualche scelta nell’evoluzione della storia poi mi è parsa un po’ semplificata.

Si tratta comunque di uno young-adult con protagonisti dei diciassettenni e richiama un po’ quella che è l’impostazione del genere: ragazzini coinvolti in vicende da adulti. Tuttavia qui il giustificativo alla questione ce lo fornisce proprio il Time Deal che, giocando con l’età dei personaggi, rende più facile credere nella fiducia di cui si trovano depositari dei ragazzini.

I personaggi sono in grado di muoversi sulla scena con coerenza, sebbene ogni tanto si cada in qualche meccanismo semplicistico.
L’unico che, però, mi è parso davvero approfondito è Julian (sebbene il suo incaponirsi con il suo no-TD diventi un po’ ripetitivo dopo un po’).

Non apprezzo molto il fatto che i personaggi femminili mostrino al lettore il seno prosperoso da diverse angolazioni (in camera, sotto la doccia, etc.) – dammi pure della bacchettona, ma penso si possa scrivere un libro senza inserirci scene del genere (che, nella narrazione, non è che trovano motivazione) – ; anche se ne apprezzo la forza di carattere, la determinazione e il coraggio.


Hai letto "Time Deal"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

 

La macchina del tempo recensione

Titolo: The Time Machine: an invention
Autore: H.G. Wells
Anno di pubblicazione: 1895
Genere: Fantascienza
Titolo in Italia: La macchina del tempo
Anno di pubblicazione ITA: 1902
Trad. di: Tullio Dobner

Ci si può spostare nelle tre dimensioni dello spazio, ma la quarta, quella del tempo, è sempre rimasta una dimensione a sé stante. Almeno fino a quando il Viaggiatore del tempo non riesce a creare una prodigiosa macchina che non si sposta nello spazio, ma nel tempo.

Ed è così che, con una leva in avanti e quell’altra stretta pronta a frenare, il Viaggiatore del tempo – con la sua macchina del tempo – si ritrova nell’anno 802.701.

Lì non ci sono macchine volanti e palazzi di cristallo; l’umanità è tornata a una specie di stadio originario di pace e prosperità.

Gli Eloi, efebi e avvenenti ma sprovveduti come bimbi, mangiano frutti, ridono tanto e si sperticano in manifestazioni d’affetto lanciandosi fiori addosso.

Però… però la notte, quando le tenebre calano e il silenzio ammanta tutto, dalle profondità della terra una seconda specie umana fa la sua comparsa: sono i Morlock. E anche loro hanno trovato il modo di sopravvivere: invece che ridere e lanciarsi fiori addosso, cacciano… e gli Eloi rappresentano la loro inerme e ben pasciuta forma di sostentamento.

Non conosciamo il Viaggiatore; non sappiamo il suo nome né perché ha deciso di costruire questa geniale invenzione, la macchina del tempo. Sappiamo, però, che è un uomo intelligente e coraggioso… forse un po’ pazzo (chi aggeggerebbe con una macchina del “tempo” non testata e non testabile che potrebbe tranquillamente ammazzarti?).

Insomma, il Viaggiatore è partito, scomparso in un attimo, ma ci racconta – stravolto e ancora scombussolato – la sua storia in un lungo flashback.

Gli Eloi (che il nostro Viaggiatore ritiene siano discendenti di una fantomatica classe agiata) sono vittime, tanto innocenti quanto apatiche, dei Morlock che non esitano a cibarsi delle loro carni.

In verità, dovremo però forse compatirli questi Morlock o almeno i loro progenitori. Il Viaggiatore del tempo, infatti, è convinto che questi esseri gretti e ormai privi di qualunque umanità siano, in realtà, discenti disgraziati di quella parte di umanità cacciata a forza nel sottosuolo dagli avi agiati e benestanti degli Eloi.

In pochissime pagine, quindi, il futuro – lo scontro tra classi portato alle sue più estreme e dolorose conseguenze – si dispiega a quest’uomo dell’Ottocento e a noi con lui.

Davanti al punto più alto della decadenza umana, dolore e avversità non temprano più l’individuo. Da una parte, la speranza e la rivalsa sono state cancellate; dall’altra, gli istinti grezzi hanno avuto la loro incontrastata vittoria.

Un romanzo interessante per i risvolti che propone e comunque affascinante, sebbene sia: brevissimo, i nuovi umani siano presentati molto in superficie e la storia non porti a una conclusione netta.

Sotto questo punto di vista, ammetto che il film del 2002 con Guy Pierce nel ruolo del Viaggiatore (e una piccola curiosità: il regista Simon Wells è bisnipote del nostro H.G.), raccoglie con arguzia l’eredità del romanzo riuscendo a porre una maggiore caratterizzazione ai personaggi.

Sopra le due versioni cinematografiche de “La macchina del tempo”; la prima del 1960 con Rod Taylor e la seconda – remake della prima – del 2002 con Guy Pearce

Nel film, infatti, viene fornita una motivazione al Viaggiatore che lo sprona a costruire la Macchina del tempo; si preme di più sui sentimenti del Viaggiatore di fronte alla sorte degli Eloi e sul di lui aiuto; si ipotizza una composita società dei Morlock; si inserisce anche un certo conflitto interiore nel Viaggiatore (in dubbio se andarsene o aiutare gli Eloi) e una spiegazione più sfaccetatta del presente e di quello che sarà un triste futuro per l’umanità (per la parte di superficie almeno).

Aspetti questi tutti taciuti nel libro; più somigliante un racconto che a un vero e proprio romanzo.

La conclusione è più netta nel film che nel libro, dove un po’ d’amaro e mistero resta sulla sorte degli Eloi e poi su quella del Viaggiatore.

Nonostante questi “inghippi” mi sento di consigliarne la lettura: primo perché si tratta di un libriccino prezioso che ha ispirato centinaia di scrittori aprendo la strada a un genere completamente nuovo di storie (sebbene prima di lui Edward Page Mitchell nel suo racconto breve L’orologio che andò al contrario – 1881 – immaginasse l’esistenza di un orologio che permetteva di viaggiare indietro nel tempo).

In secondo luogo, appassionati del genere o meno, si tratta di una lettura rapidissima e ricca di spunti di riflessione con riferimento a quanto accennavo poco sopra.

Certo, non ti aspettare scene concitate o ritmo serrato, eroi senza macchia pronti a strapparsi i capelli per la perdita dell'”amato bene” o a immolarsi per il bene di sconosciuti. È comunque, sotto questi punti di vista, un romanzo a puntate ottocentesco.

P.S. Dal momento che il diritto d’autore vale per tutta la vita di un autore e fino a 70 anni dopo la sua morte e che H.G. Wells è venuto a mancare nel 1946, dal 2016 le sue opere sono di dominio pubblico, quindi puoi trovarne in rete delle versioni gratuite e soprattutto legali. Buona lettura!


Hai letto "La macchina del tempo"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

Gemina recensione

Titolo: Gemina
Autori: Amie Kaufman e Jay Kristoff
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Gemina (?)
Anno di pubblicazione: Inedito

Preceduto da: 
Illuminae

Seguito da: 
Obisidio [trovi i dettagli sull’uscita qui]

**Se non hai letto il primo volume della saga, proseguendo nella lettura di questo articolo, rischi spoiler**

Processo Kerenza, ottantunesimo giorno. La direttrice – che abbiamo imparato a conoscere in IlluminaeLeanne Frobisher della BeiTech Industries sostiene di non aver mai avuto conoscenza dell’attacco perpetrato ai danni della colonia dalla quale la nostra Kady Grant era fuggita assieme a Ezra Mason (e le cui vicende facevano parte del primo Illuminae Files)… anche perché lei – sostiene la direttrice – ha assunto l’incarico dopo.

Certo, si tratta di una versione un po’ difficile da sostenere, considerando comunque che la Frobisher era già in carico quando la stazione Heimdall è stata attaccata (sì, parliamo della stessa stazione verso la quale i sopravvissuti della Hypatia stanno disperatamente cercando salvataggio).

Quindi, un passo indietro (di circa un anno) e torniamo a un tempo in cui la Hypatia, dopo gli eventi raccolti in Illuminae, si trova a quindici giorni di viaggio dalla stazione orbitante Heimdall.

Sulla stazione, nessuno è a conoscenza della terribile situazione in cui la Hypatia si trova (anche perché non sanno nemmeno dell’attacco a Kerenza) causa sabotaggi da parte dello staff della stessa Heimdall – ovviamente, si tratta di operativi infiltrati della BeiTech.

Tra un po’ di sballo spaziale procurato grazie a vermi simil tenia che, però, si cibano di impulsi celebrali e i festeggiamenti per il giorno della Terra, tutto bene fino a quando… bè, ricordi che la BeiTech ha distrutto Kerenza, iniziato una caccia spietata ai superstiti nonché distrutto una nave UTA (l’Alexander)?
Se la Hypatia raggiungesse Heimdall sarebbe un bel problema.
E, quindi, ecco l’unica soluzione: distruggere la stazione Heimdall e poi fare lo stesso con la Hypatia.

Per farlo, la BeiTech ha già programmato ogni più piccolo dettaglio.
La carneficina – e il conto alla rovescia – ha inizio…

Il processo Kerenza è in corso e noi ne leggiamo i documenti raccolti come se fossimo uno dei giudici della Corte (e l’invito di girare a pagina tot per seguire il fascicolo cui giudici e accusatore fanno riferimento è un altro tassello in più che coinvolge il lettore nella storia).

Accanto ai coloriti report pieni di considerazioni personali dello stesso analista di Illuminae, le consuete pagine di Unipedia e le chat più o meno crittate tra i personaggi (anche se, grazie a WhisperNet, qui sono a un livello superiore in stile Google Glasses), abbiamo anche il taccuino-diario di Hanna, illustrato da Marie Lu (autrice di The Legend Trilogy… che adesso mi sono incuriosita di leggere), magistralmente macchiato di sangue in un angolo del foglio (chiazza che, tra parentesi, si allarga pagina dopo pagina… inquietante!).

Estratto da Gemina, Amie Kaufmann e Jay Kristoff, Rock the Boat, 2016

Si crea, quindi, una linea di narrazione mista a cui Illuminae ci aveva già abituati.
Sono stati fatti comunque alcuni passi in più nel modo di raccontare questa storia rispetto al capitolo precedente.

Sebbene la narrazione sfrutti maggiormente la ricostruzione scritta di video e filmati, ci sono altre soluzioni – alcune già note e qui forse ancora meglio realizzate – tra parallelismi, frasi che vorticano e girano portando un ulteriore grado di immedesimazione in chi legge.
Infatti, il lettore si trova costretto a girare il libro o inclinarlo. Questi movimenti corrispondo a momenti precisi nella narrazione.

Un passo in più anche nel ritmo degli eventi: si entra nel vivo della storia molto prima, i momenti concitati arrivano quasi subito. Anche perché non è solo l’assalto a Heimdall; c’è l’arrivo della Hypatia con pochissimo scarto, purtroppo, rispetto a una nuova flotta che la BeiTech ha inviato per distruggerla; ci sono il reattore e il generatore di wormhole in manutenzione; ci sono le mucche e i loro “figli” (nessun ulteriore dettaglio concesso =P).

Tuttavia, a onor del vero, ammetto che si ripresentano schemi narrativi già visti nel precedente volume. In particolare mi riferisco al fatto che la difesa viene sempre smollata a un gruppo di adolescenti i quali, per vari motivi, hanno sempre le abilità che servono per la “missione” (una per divertissement si “addestra” in strategia militare; un’altra è un hacker); poi abbiamo la solita squadra di assalitori super-mega-accessoriati e super-mega-addestrati che, però, si fa infinocchiare; il conto alla rovescia che parte, si ferma, torna indietro, riparte; i nostri, oltre a difendersi dall’inseguimento/invasione, devono guardarsi anche a un’altra minaccia

Piccolo spoiler

che di là era il virus mutageno, qui è il verme simil tenia mangia cervelli.

Insomma… siamo sempre sul filo di rasoio…

A bordo seguiamo principalmente le vicende della già citata Hanna (anche “Sua Maestà”), figlia del direttore della stazione; Nik, componente della Casa dei coltelli: e la di lui cugina Ella, piccola hacker vittima di un’atroce piaga (di cui non riporto il nome perché non so come decideranno di tradurlo in italiano).

Ma, come accadeva anche in Illuminae, i personaggi sono molti di più. Fanno alcune comparsate volti già noti ed entrano in scena altri solo citati.
Tuttavia, mi spiace dirlo, ma il passo in più qui non c’è e si resta impantanati in dinamiche già presenti in Illuminae: Kady è qui rappresentata per competenze, modi di fare, capacità e abilità in parte da Ella e in parte da Hanna; Ezra da Nik.
Il dinamico duo, ovviamente, finisce in dinamiche abbastanza prevedibili.
Non che non abbia apprezzato i nuovi protagonisti, anzi… anche qui mi sono ritrovata coinvolta nelle loro vicende come da molto tempo non mi succede per i “libri normali”, ma ammetto che gli autori si sono adagiati in scelte facili.

I personaggi secondari non ricevono molta di quell’attenzione che, invece, gli era riservata in Illuminae e che avevo davvero apprezzato molto.

La sensazione è quella di avere tra le mani sicuramente un buon prodotto che, per certi versi, gioca ancora meglio su alcune delle ottime trovate narrative (vortici di parole, una prosa spesso molto visiva) del precedente capitolo, ma per altri insiste in meccaniche già viste e ricade in scelte facili.

Ritengo Gemina una sorta di libro di raccordo, utile per completare il quadro iniziato in Illuminae e preparare la scena per il gran finale (almeno, questo è quello che mi aspetto!).

Ciò non toglie, comunque, che Kaufmann e Kristoff siano stati in grado di creare ancora una volta una storia intrigante di cui il lettore vuole, a questo punto, dannatamente conoscere la fine e dei personaggi cui, con tutti i loro pregi e difetti (e con le dovute remore che ho espresso), non si può far a meno di affezionarsi.


Hai letto "Gemina"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...


Illuminae recensione

illuminae-recensione-tbbTitolo: Illuminae
Autori: Amie Kaufman e Jay Kristoff
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Illuminae
Anno di pubblicazione ITA: 2016

Seguito da:
Gemina
Obisidio [trovi i dettagli sull’uscita qui]

2575. Siamo sulla colonia mineraria di Kerenza, agli estremi di una zona di galassia praticamente disabitata.

L’isolamento di Kerenza ha permesso alla compagnia proprietaria del giacimento, la Wallace Ulyanov Consortium, di gestire un’estrazione di hermium [avendolo letto in inglese non so in quale modo – e se – hanno deciso di tradurlo in italiano, quindi ho preferito lasciare questo termine inalterato] non proprio lecita.

E un giorno pare che sia venuto il momento di pagare lo scotto: una società rivale, la BeiTech Industries, non solo si presenta sul pianeta con ben quattro navi da guerra, ma comincia senza alcun preavviso a bombardare la colonia piena di abitanti.

La popolazione – una parte almeno – viene evacuta sulle navi della compagnia, la Hypatia, la Copernicus e la Brahe, aiutate da un quarto vascello, l’Alexander della United Terrain Authorithy, giunto in soccorso dopo aver captato la richiesta d’aiuto.

Segue un violento scontro e gli assalitori riportano grosse perdite e adesso possono contare solo su di una nave, la Lincoln; gli assaliti, invece, perdono la Brahe e gli almeno 2.000 civili che erano stati evecuati a bordo della nave.

I sopravvissuti di Kerenza vengono distribuiti sulle navi superstiti anche perché ora c’è bisogno di manodopera: i generatori di acqua sono fuori uso, i propulsori per generare worm-hole pure (e, quindi, non si può tentare il famoso salto nell’iperspazio), i sistemi di comunicazione sono andati e l’unica possibilità è raggiungere una stazione worm-hole Heimdall distante, però, 5/6 mesi.

A questo quadro già problematico si aggiunge la Lincoln, con l’intenzione di non lasciare testimoni, in inseguimento delle tre navi (l’Alexander, la Hypatia e la Copernicus – di cui, però, solo la prima è una nave da guerra – tutte cariche di coloni). Ogni sopravvissuto al disastro di Kerenza in grado di apportare qualche utilità alla comunità in fuga – o meglio ritiro strategico – sarà precettato.

Così il giovane Ezra passerà alla Alexander dove sarà reclutato nello squadrone piloti; mentre Kady, apparentemente inabile ad apportare utilità in tempo di guerra, resterà sulla Hypatia tra gruppi di supporto e aiuto psicologico al disastro di Kerenza.

Tuttavia, i problemi non sono finiti qui. Ben presto la Copernicus registerà grossi danni – vale a dire esploderà – come pure AIDAN, l’intelligenza artificiale che controlla la Alexander, la quale subirà un improvviso arresto. Ma le informazioni che trapeleranno all’equipaggio e ai civili saranno pochissime e non del tutto veritierie.

Insomma, che sta succedendo? Riusciranno le navi in fuga a raggiungere la stazione di Heimdall e salvarsi? Oppure ci saranno altri disastri? E se poi la Lincoln dovesse arrivare prima?

logo commento

Un paio di premesse prima del mio commento. In primo luogo, odio gli spoiler e cerco sempre di scrivere i miei pareri tenendo bene a mente questo come una specie di monito.

In questo caso, sebbene la trama sia lineare, si tratta tuttavia di una vicenda concatenata e collegata che si spinge molto in là nel libro e molto a fondo, quindi qualche aspetto cui farò riferimento si trova in un punto parecchio avanti nella storia. Mi è impossibile non fare un piccolo cenno a questi elementi, ma cercherò di essere il più spoiler-free possibile. Dove non riuscissi, troverai la consueta tendina blu che avvisa dello spoiler (che quindi potrai ignorare e magari leggere una volta finito il libro).

Per finire il discorso spoiler, se come me non sei di questo partito, ti consiglio – se leggi nella versione originale – di non leggere la quarta di copertina. Strano, ma vero in quella italiana non ho visto spoiler (complimenti!), mentre nella versione in lingua originale ci si addentra parecchio in là nella narrazione, rivelando praticamente quasi una buona metà del libro.

Se ti fidi, il riassunto che faccio sempre all’inizio della mia recensione è il più spoiler-free possibile (proprio perché aborro dal profondo le quarte di copertina spoileranti).

L’altra premessa è che mi sono scoperta fan di questo nuovo modo di raccontare una storia.

Già ne ero rimasta piacevolmente impressionata con “S. La nave di Teseo“, che, in un certo qual modo, possiamo quasi considerare il capostipite di questa nuova metodologia narrativa. Sebbene abbia cercato di mantenere una certa imparzialità, è giusto ammettere che ho “giudicato” molto positivamente il connubio tra una buona resa della storia e dei personaggi con un sistema narrativo così diverso dal solito.

Anche qui in Illuminae si cerca un modo diverso per raccontare una storia.

Non ci sono, quindi, i classici paragrafi o dialoghi o descrizioni. Quello che abbiamo tra le mani sono documenti segreti e decrittati, chat, email, trascrizioni di registrazioni video e audio, pagine estratte dall’enciclopedia hacktivista Unipedia (chiaro riferimento, anche per l’estetica del sito, a Wikipedia).

illuminae-estratto

Estratto da “Illuminae”, Amie Kaufman & Jay Kristoff, Rock the boat, London, 2015

Tutta questa mole di documenti crea un fascicolo – cioè il nostro libro. E, per la precisione, il primo fascicolo che il gruppo Illuminae spedisce al direttore esecutivo Frobisher con oggetto l’Alexander (una di quelle navi di cui parlavamo poco sopra).

Il lettore, come se fosse lui il vero ricevente di quelle informazioni, deve collegare i vari materiali per inquadrare la vicenda e seguire la storia.

Quindi, dopo aver a lungo meditato su cosa scrivere nella mia recensione, veniamo finalmente a noi.

La narrazione, nonostante il libro sia abbastanza corposo (praticamente seicento pagine anche nella versione originale), è ben tenuta, ma, dal mio punto di vista, raggiunge il suo culmine nelle ultime centocinquanta/duecento pagine quando tutti i fili narrativi hanno raggiunto il loro apice (e con alcuni colpi di scena ben piazzati).

Da quel momento, mi è stato quasi impossibile mollare il libro.

I vari documenti seguono il filo narrativo principale, ma nel tracciare il percorso non si disdegnano storie e personaggi secondari. Magari ne viene fatto solo un semplice accenno, ma il modo scelto è molto d’impatto.

Ad esempio, sono davvero rimasta impressionata dalle numerose voci senza volto: registrazioni e storie che occupano lo spazio di una pagina o addirittura poche righe, capaci però di coinvolgere il lettore. Di un determinato personaggio non conosceremo mai l’aspetto fisico o magari nemmeno il nome, ma ne conosceremo i desideri o le speranze o i sogni o il credo.

Nonostante la trama riguardi i due ragazzi, Ezra e Kady (e, in particolare, quest’ultima), c’è spazio infatti per alcuni personaggi secondari – molti più di quanti me ne sarei aspettata (uno dei quali, poi, diverrà uno dei principali).

Non solo soldati e analisti trovano un loro spazio di espressione, ma anche ai capitani dei vascelli in gioco, anche se in un certo qual modo divisibili in due schieramenti (assennati e non), è dedicata attenzione e una certa caratterizzazione. Tanto che, seppur di alcuni non si possono certo condividere le scelte, se ne comprendono le ragioni che li hanno spinti in quella direzione.

Il gioco che si crea tra le molti voci che esistono ma non si vedono è davvero interessante.

Qui avviene, infatti, ciò che io più preferisco e mi auguro sempre succeda in un libro: i personaggi agiscono e dalle loro azioni consegue il loro carattere, le loro forze e debolezze.

Il modo in cui vengono trattati i personaggi dà forza alla vicenda, consentendo al lettore di immedesimarsi nelle loro vicende.

Una menzione speciale va, però, a un personaggio in particolare:

SPOILER

Aidan. A parte la scelta del nome – che sono convinta sia un altro dei numerosi riferimenti presenti nel libro, ma al momento mi sfugge completamente quale possa esserne la fonte -, l’IA (Intelligenza artificiale) è tutto fuorché “artificiale”. La coscienza di sé; il compito da eseguire a qualunque costo; i dubbi; la percezione di se stesso e degli altri; il provare sentimenti… insomma, il modo in cui Aidan concepisce se stesso e apprende è davvero ben realizzato (già che io abbia considerato Aidan “umano” nella lettura è indice di quanto sia stata efficiente la resa di questo mega-cervellone). Fra tutti è il personaggio indubbiamente meglio riuscito, la cui realizzazione è davvero congeniata con attenzione.

illuminae-citazione

Poi, okay, ammetto che qualche passaggio – soprattutto, in relazione ai rapporti tra personaggi – sia prevedibile e che qualche punto della storia non sia proprio originale

Spoiler

(come, ad esempio, il mega virus mutageno che si propaga tra le persone con estrema facilità rendendole completamente folli; la mega intelligenza artificiale che “rimbambisce” prendendo coscienza di sé e interpretando il perseguimento del suo obiettivo in maniera letterale).

Tuttavia, direi che sono aspetti ben mescolati assieme e ho apprezzato molto il risultato finale, considerando anche questo nuovo metodo narrativo in grado di rappresentare con la stessa efficacia – e, in certi casi, anche meglio – narrazione e personaggi al pari di un “libro normale”.

Prima di concludere, mi soffermo un altro attimo per una breve considerazione su questo metodo narrativo di cui ho tanto parlato, ma del quale non ho avuto modo di dire una cosa importante.

Come ho avuto modo di scrivere, si tratta di documenti, trascrizioni e simili che creano una specie di fascicolo. Questo va letto con attenzione. Ci sono date e orari da notare e, anche se il filo da seguire è abbastanza lineare, è bene prestare attenzione al tempo narrativo in modo da non incappare in un po’ di confusione circa il prima o il dopo fra gli eventi. Se si presta attenzione ai singoli documenti, si vedrà anzi che tutto era già nascosto lì.

Detto questo, confermo di aver particolarmente apprezzato il gioco nella stesura della trama che non disdegna d’attenzioni anche i personaggi.

Ammetto che le tradizionali descrizioni ambientali mancano, ma sono realizzate in maniera diversa tramite precisi particolari che permettono comunque di immaginarsi un personale sfondo per i personaggi e grazie ad alcune illustrazioni che forniscono la base per l’assetto immaginativo generale.
Inoltre, il clima di tensione e paura e poi di dovere e obblighi che coinvolgono i personaggi è reso molto bene.

Ho scritto un poema (strano… non succede quasi mai negli ultimi tempi XD)… ma Illuminae è sicuramente un libro di cui suggerirei la lettura non solo agli appassionati di fantascienza, ma anche a coloro che sono curiosi di cimentarsi con un nuovo metodo narrativo.

P.S. Mi sto attrezzando per leggere Gemina, il secondo volume degli Illuminae Files.
**Aggiornamento 28/02/2017: qui trovi la mia recensione di Gemina, il secondo volume degli Illuminae Files.**

illuminae-valutazione


Hai letto "Illuminae"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...