L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome recensione

limprevedibile-piano-della-scrittrice-senza-nome-recensione-tbbTitolo: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autrice: Alice Basso
Genere: Chick-lit
Anno di pubblicazione: 2015

Ecco Silvana Sarca: camaleonte multitasking. Il suo lavoro consiste nel calarsi di volta in volta nell’autore di turno e buttare giù qualche parola (dalle trecento parole per un articolo alle trecento pagine per un libro)… per nome e conto d’altri.

Per intenderci, Silvana (aka Vani) è una ghostwriter ed è dotata di un caratterino molto particolare: scontrosa, solitaria, un po’ border line in stile Lisbeth Salander della saga di Millennium cui assomiglia anche per aspetto fisico (ma visto che Silvana è “nata” prima di Lisbeth sarebbe quest’ultima a somigliare alla prima).

Insomma, Silvana lavora alle Edizioni L’Erica, covo di uno spietato, venale, arrivista, profittatore e chi ne ha più ne metta editore Enrico Fuschi, il quale preferirebbe che Silvana non gironzolasse libera in redazione con il rischio di lanciare qualche frecciatina agli autori per i quali scrive libri.

Insomma, alcuni di questi incontri non sono però evitabili. Uno di questi la porta a ritrovarsi faccia a faccia con il giovine e aitante Riccardo, preda momentanea di un bel blocco dello scrittore. L’improvvissa sintonia che si crea tra i due porterà a un libro magnifico… e a qualcos’altro.

Qualche autore poi richiede esplicitamente di poter parlare con Silvana. È il caso della signora che sussurra agli angeli, Bianca Dell’Arte Cantavilla.
Silvana dovrà scrivere un libro – per la verità, un abbrobrio tra mistico, minchiate self-help e esercizi di pace e amore – a nome della candida donna. E la cosa è assurda perché quella punkettona, metallara, Lisbeth Salander di noi altri non può certo entrare in comunicazione con il divino, no?

Fatto sta che gli angeli non avvertono in tempo la divina Bianca, che viene rapita. E adesso? Be’, Silvana il libro lo dovrà pur scrivere (a prescindere che per Bianca finisca bene o male, sarà una specie di bomba editoriale), ma certo nessuno si aspetta che anche la ghostwriter entrerà presto tra i possibili sospettati.

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Siamo andate alla grande Silvana ed io… per un po’ sicuramente.

Girare nel classico studio da editore – il resto della casa editrice è un po’ off-limits – e trattare male gli scrittori pomposi con lei è stato divertente.
Anche il suo tono ricco di intercalare sboccati coloriva la storia e dava consistenza al personaggio – sebbene in alcuni momenti diventasse un po’ troppo (abbiamo capito Silvana-aka-Vani: sei cinica perché in passato, pur non essendo successo nulla di catastrofico, ci sono state piccole scosse di assestamento che hanno minato la solidità del tuo cuore e, male per te, ancora non hai trovato nessuno che sapesse puntellarlo con cura).

Insomma, più o meno tutto bene… già… Fino a quando non è arrivato il commissario Berganza (ma un poco stava iniziando a sgonfiare il mio interesse per la storia anche Riccardo).

Da lì il declino.

La storia prende una piega ahimè già vista…

Ovvero quella di chi, pur non incastrandoci niente, sfodera un intuito formidabile annientando la possibile – ma in ogni caso sorvolabile – utilità degli agenti di polizia canonici et guadagnandosi la fiducia incondizionata dell’ispettore di turno secola seculorum. Amen.

Ovvero quella di chi si ritrova tra le mani il classico figazzone al quale, in condizioni normali,

Spoiler

non gliene batterebbe una beata minchia – come vedi mi sono adeguata allo stile di Vani – di lei. È palese fin da subito che lui ci sta solo per il suo tornaconto. E, in ogni caso, verso la fine del libro verrà smascherato… ooooh, chi l’avrebbe mai detto!

Ma, ehi, stiamo tranquilli perché

Piccolo spoiler

la seconda scelta – che poi, diciamolo, la simpatia c’era fin dall’inizio e non era nemmeno molto velata – è già pronta per essere servita.

Sotto certi aspetti mi ricorda un po’ L’Allieva di Alessia Gazzola, che essendo arrivata prima (2011), dal mio punto di vista ha diritto di precedenza [N.B. Con questo non voglio fare nessuna illazione di nessuno tipo, ci mancherebbe! Anche alla Christie e Simenon girò un’idea simile].
Certo, le due protagoniste non potrebbero essere più diverse – e non nego di aver apprezzato di più Silvana -, ma… impicci nelle indagini di polizia? Visto. Incomprensibile fiducia – qui un po’ più giustificata dal fatto che Silvana sia dotata di una spiccata empatia – dell’ispettore di turno nella protagonista di turno? Visto. Il triangolo-no-non-l’avevo-considerato (dopo Bridget Jones, è un po’ un must-have in tutti i chick-lit)? Visto. Chick-lit con vaghe tinte di giallo? Già… visto.

Per questi motivi, la valutazione della storia è al ribasso.

Non solo la storia è ahimè prevedibile, ma anche il titolo contribuisce a svelare come andrà a finire (altrimenti per quale motivo una scrittrice – che fa la ghostwriter – dovrebbe architettare un “imprevedibile piano”?!).

E mi dispiace terribilmente.

Il tono con cui è tenuta la narrazione mi piace, anche se – ripeto – dopo un po’ diventa esasperante e fastidioso (almeno, a me a lungo andare sinceramente infastidiva… abbiamo capito Vani sei fighissima, ma sotto la scorza dura sei una brava ragazza che ha incontrato solo persone sbagliate… okay…).

Anche Silvania-aka-Vani, alla fin fine, è un personaggio un po’ sui generis in questa rosea tipologia di narrativa: ironica, cinica, orso… eppure, sotto sotto, buona come una pasta.

Quindi, pollice in alto (sì, sto avendo una deriva da Facebook, mi scuso), per lo stile di scrittura frizzante e per la protagonista-camaleonte-multitasking. Molto apprezzati anche i richiami alla letteratura moderna e non.

Ma il resto… il resto no. Mi spiace.

La storia – mio parere – non è assolutamente all’altezza della protagonista e dello stile narrativo.

E Silvana poi è l’unico personaggio a essere davvero una particolarità della storia. Gli altri? Il tipico belloccio da copertina, il tipico ispettore da libro giallo (però, per alcuni aspetti, Berganza è un elemento simpatico), il tipico rapporto tra sorelle e il tipico contesto familiare nel-quale-non-mi-capiscono, il tipico rapporto mentore-piccola versione del protagonista (ultimamente, incappo sempre in un sacco di “mentori”).

Ora «sorprendente» a me non pare.
«Una protagonista indimenticabile»? Ne possiamo discutere.
Una lettura veloce e tranquilla? Sicuramente.

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Un po’ di follia in primavera recensione


Un po di follia in primavera recensioneTitolo: Un po’ di follia in primavera
Autrice: Alessia Gazzola
Genere: ChickLit/Giallo
Anno di pubblicazione: 2016

Preceduto da:
L’Allieva;
– Un segreto non è per sempre;
– Sindorme da cuore in sospeso;
– Le ossa della principessa;
– Una lunga estate crudele.

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Manca poco alla specializzazione; un importante capitolo della sua vita si sta per concludere… Alice Allevi deve iniziare a tirare un po’ le fila della situazione. Nel frattempo, il lavoro non può certo essere accantonato ed ecco che sul tavolo autoptico arriva il corpo di un uomo suicida. Pare che soffrisse di parecchi disturbi mentali… il miracolo è che sia rimasto in vita così a lungo, nonostante fosse seguito da un ottimo psichiatra, il dott. D’Armento (alle cui lezione, Alice ha assistito da studente).
Tuttavia, il problema non sta qui… o almeno non solo qui. Sì, perché ecco che segue subito un altro cadavere: proprio quello di D’Armento che, il giorno prima, aveva riferito sul paziente morto a Alice e Claudio Conforti.

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A quanto pare il mio viaggio con Alice non era terminato ed è ripreso di botto con l’ultimo (al momento) capitolo della saga, gentilmente inviatomi in lettura da parte dell’Ufficio stampa di Longanesi.
Ammetto, quindi, d’aver un buco di quattro libri. Nonostante questo mio gap iniziale, la storia si segue abbastanza bene e sinceramente non ho sofferto molto della mancanza dei capitoli centrali.

un po' di follia in primavera citazione 2

Ritroviamo, quindi, Alice, testa fra le nuvole come la ricordavo, imbranata come la ricordavo, sempre in ritardo per tutto… come la ricordavo; Claudio Conforti (aka CC), se possibile, più antipatico, cinico e brusco (e nel vuoto di lettura che ho deve essere successo quello che immaginavo tra i due); Arthur, ugualmente perfetto e filantropo, ma scostante quando vocazione giornalistica chiama; e buona parte della combriccola al fianco di alcune new entry (il cui ingresso, purtroppo, non mi è ben chiaro causa il già citato gap, ma ripeto la vicenda si segue ugualmente bene).

Per quanto riguarda il plot non posso dire di esserne rimasta sorpresa. Colpi di fortuna ai limiti del miracolo – la stessa Alice nota questo particolare… e fa onore alla Gazzola essere riuscita a ironizzare proprio su questa aspetto della narrazione -, poco sospette affinità, libere confessioni spontanee e semplici trovate condurranno la nostra dottoressa alla conclusione di un caso lineare e abbastanza prevedibile. Allo stesso modo, i rapporti tra i personaggi e gli schemi che avevo intravisto nel primo romanzo della serie si ripetono senza troppe sorprese o tentativi di costruire qualcosa di nuovo.

A onor del vero, il giallo è più il contorno, la ciliegina sulla torta che accompagna la storia di Alice sulla cui vita (Sophia Kinsella docet) il lettore si concentra – a discapito delle descrizioni ambientali. Sotto quest’ultimo aspetto, passa un poco in sordina il clima dell’Istituto, le lotte per raggiungere i posti disponibili, la fretta nel rendere qualcosa di ben fatto, la necessità di mostrarsi bene ai docenti.
Il romanzo, data la preminenza dell’aspetto sentimentale della questione, assume i più familiari tratti di un Chick-Lit con i suoi noti schemi: la protagonista un po’ dodda, alla quale tutti gli altri personaggi – principali – non possono fare a meno di affezionarsi (i secondari si aprono in slanci confessionali o buttano lì qualche piccola verità sulla quale si tacciono subito); lui (in questo sono stata profetica), un po’ cinico e un po’ sconfortante, fintamente non-geloso; e l’altro (troppo bello e bravo per essere vero… oh, nel caso io sono a disposizione! XD).

Continua, tuttavia, a restarmi un po’ indigesto questo attaccamento di Calligaris, anzi dell’ispettore Calligaris, per la nostra imbranata Alice. Avevo notato questa strana simbiosi, con la quale Alice imbecca il poliziotto di ipotesi abbastanza semplici ne L’Allieva e permane ancora questa stramba simbiosi: mi chiedo come sia possibile che un poliziotto di una certa esperienza debba basarsi sulle idee di una specializzanda in medicina legale pasticciona e poco affidabile (in quanto a serietà sul lavoro). A onore del vero, è possibile che abbia mancato la spiegazione nei volumi precedenti e, in ogni caso, in questo nuovo capitolo i due hanno sedimentato il loro sodalizio.

un po' di follia in primavera citazione 1

La nostra Alice continua a essere la solita pasticciona, un po’ bistratta – spesso a ragione – dai superiori, ma comunque imbeccata con utili dritte (magari…); spalla su cui piangere per gli assassini e i loro familiari; alle prese con i tormenti di un cuore ballerino.

Molto apprezzata è la migliorata attenzione nella caratterizzazione dei personaggi (non per quanto riguarda la loro simpatia, però). Se ne L’Allieva, prima esperienza da scrittrice per la Gazzola, ero rimasta perplessa da questi elementi, qui devo ammettere che si nota un maggior approfondimento e uno stile maturato. Okay, le dinamiche e i rapporti fra i personaggi restano gli stessi e hanno i soliti prevedibili sviluppi; permane una certa steotipizzazione da genere (Chick-lit), ma ho apprezzato la maggiori attenzioni per i piccoli gesti, modi, atteggiamenti dei personaggi secondari.

Rinnovo il mio apprezzamento per lo stile di scrittura: ironico, fresco e leggero.

Come Chick-Lit, quindi, un romanzo simpatico, facile e veloce da leggere, perfetto per quei momenti in cui si vuol avere tra le mani qualcosa di sereno e poco impegnativo.
E per gli amanti delle avventure di Alice un capitolo sicuramente da aggiungere alla collezione!

valutazione un po' di follia in primavera


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L’Allieva recensione

recensione l'allievaTitolo: L’allieva
Autrice: Alessia Gazzola
Genere: Chick-lit/Giallo
Anno di pubblicazione: 2011

Alice Allevi è una giovane specializzanda in medica legale. Il suo ruolo al momento, come del resto quello di tutti gli specializzandi in medicina e chirurgia, è quello di ingoiare scorrettezze da parte dei medici c.d. strutturati (cioè che hanno già completato il loro periodo di specializzazione e adesso sono assunti a contratto presso una struttura medica). Insomma, tutto prende una piega – ovviamente – inaspettata quando Alice si reca con Claudio Conforti (uno dei suddetti strutturati di nuova generazione) e la c.d. Ape regina (cioè Ambra, specializzanda come Alice, ovviamente non sto a spiegarti che le due non si sopportano) sulla scena di un delitto. Ovviamente – questo non è come tutti gli altri e colpirà Alice sul personale (?): aveva, infatti, incontrato la ragazza trovata morta pochi giorni prima in un negozio di abiti. Si erano scambiate qualche consiglio di “bellezza”, ma Alice – ovviamente – era rimasta molto colpita dall’affabilità e dalla presenza della ragazza, Giulia Valenti. Insomma, gli eventi iniziano così, ma ben presto le cose si faranno più “inguaiate”.

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Lo so, l’ho detto tante volte, ma alla fine non lo faccio mai: devo smettere di farmi condizionare! Avevo adocchiato l’uscita di questo libro, ma avevo deciso che non mi interessava. Poi, la Gazzola è stata definita un talento nato, la punta di diamante cesellata dalla bravura della sua agente letteraria, cui andava il merito della scoperta della perla rara. Insomma, una cosa tira l’altra e a me è venuta la curiosità di conoscere questo giovane mostro della letteratura italiana.

Detto questo L’Allieva è il romanzo d’esordio di una serie di (al momento) altri tre libri (due sequel e un prequel), a metà tra il chick-Lit e il giallo (argomento che approfondiremo in dettaglio più avanti).
Quindi, ecco quanto segue.

Il linguaggio è fresco e frizzante; tanto che l’inizio della vicenda mi aveva visto a dir poco entusiasta (sì, lo sai che ho un puntino allentato per le cose scritte bene). Tuttavia, dinamiche, battute e momenti imbarazzanti già visti, visti e ri-ri visti sia nella narrazione sia nei rapporti tra i personaggi.
Classici anche i cliché da chick-Lit/romanzetto rosa: c’è lei, un po’ imbranata, ma comunque con un particolare in più (non ben definito… o, comunque, io non sono riuscita a coglierlo) che la distingue dalla massa delle colleghe; e poi c’è lui bello, intelligente, un po’ «gigione», ma fedele come un cagnolino quando si arriva al dunque. “Frecciatine a tono” lei/lui già note (lei acida, ma ovviamente non troppo convinta ed evidentemente impacciata; lui sagace, anche se saccente, e con la risposta sempre pronta).

Qualche punto narrativo incoerente e poco aderente alla realtà (insomma, su di Alice pende una spada di Damocle parecchio pesante: quella di rischiare di ripetere l’anno – evento più che eccezionale, ai limiti dell’incontro alieno, per gli specializzandi medici – eppure, senza batter ciglio, trova un sacco di tempo da dedicare alla sorella della vittima, Bianca. Ovviamente, questa scelta si rivelerà azzeccata – ma và?! -, ma lo ritengo un aspetto un po’ surreale. E ancora: le intuizioni miracolose di Alice che supera l’esperienza medica dei suoi superiori – e manca poco anche della polizia – e che, nonostante, tutti le remino più o meno contro, resta salda e convita nella sua posizione; la disponibilità di un ispettore di polizia verso una emerita sconosciuta che insiste su di un caso e che, nel mondo reale, sarebbe stata bollata semplicemente come mitomane). Finale molto deludente e inadeguato (e, in parte, anche questi aspetti hanno contribuito ad abbassare il voto dell’intreccio/fabula verso il basso).

Per quanto riguarda i personaggi. Non è che apprezzi molto quelli tonti, pasticcioni, ingenui e imbranati (quasi ai limiti dell’idiozia) che, presi sotto l’ala di un salvifico benefattore (che decide di “proteggere”, guidare e accondiscendere proprio loro… non si comprende bene per quale recondito motivo data la presenza di alternative decisamente migliori), riescono a farsi strada superando anche colleghi più meritevoli (magari sì antipatici, ma che l’impegno e la costanza ce li mettono). Quindi, dal mio punto di vista, la protagonista, con il suo vivere su di un piano quasi completamente slegato dal reale, la sua goffaggine che, in alcuni punti, sfocia anche in maleducazione, ect. la rendono il personaggio meno riuscito. È vero che, durante la narrazione, viene spesso citata “Alice nel Paese delle Meraviglie”, ma, ecco, quella era davvero un’altra storia…
Comunque, lo sperare negli altri, il cercare il loro consiglio (e se questo non arriva nei modi e nei tempi da lei richiesti, s’indigna pure!) per risolvere tutti i suoi problemi, rendono la protagonista davvero irritante. Comunque, ripeto, mancanza mia che non riesco ad amare questo tipo di caratteri letterari incapaci e sciocchi ai limiti della decenza umana, ma che inspiegabilmente riescono ad attirare le simpatie, i consigli e le attenzioni di tutti.
Gli altri personaggi possono essere incasellati nei tipici cliché del genere: la “nemica“, acida e sempre troppo perfetta per potersi pensare ad una sorta di pacifica convivenza con la protagonista; il “ganzo“, bello, intelligente, un po’ scostante (per la serie: chi disprezza compra); l'”altro“, vedi sopra, con la differenza che poi resta a bocca asciutta.

Più che un “giallo”, quindi, anche a causa di questi numerosi elementi di genere diverso, lo inquadrerei più come un chick-Lit con vaghe (vaghissime) tracce di giallo (e, a onor del vero, in un paio di interviste che ho ascoltato, la Gazzola si premura di precisare, anche contro gli sforzi del giornalista di turno, che no, lei non ritiene la sua storia un giallo nonostante quello che ne dicano tutti). Il “guaio” è tale “fraintendimento” è comprensibile data la presenza di un cadavere, un’indagine in corso (nella quale la protagonista non fa altro che mettere bocca), polizia, autopsia e svariate analisi mediche e l’inconfondibile finale dei gialli stile classici con il riepilogo dell'”ecco com’è andata“. La presenza di questi elementi rende impossibile slegare completamente il libro dal genere “giallo”.

Riguardo, invece, gli ambienti. Le descrizioni ci sono, anche se non sono comunque niente di così particolare come mi sarei aspettata (considerando che la Gazzola, al suo esordio, è stata osannata come un fenomeno della letteratura italiana). Anzi, per la verità, alcune prive di dettagli aggiuntivi mi hanno anche un po’ lasciata perplessa (come ad esempio questa: «[…] un palazzo bello da togliere il respiro» punto; …mi chiedo: che descrizione è?).

Tutto sommato nella media: nulla di eccezionale, ma nemmeno così orripilante. Si fa leggere con molta leggerezza e semplicità (complice anche un linguaggio molto fresco).
Ripeto ciò che ho già detto a sprazzi lungo questo mio commento. Un raccontino semplice in linea con gli altri dello stesso genere: piacevole (con tutte le accortezze sopra riportate), ma niente di eccezionale.

Due ultime considerazioni prima di chiudere. La prima: si tratta di un romanzo d’esordio (a cui poi ne sono seguiti altri due – al momento in cui scrivo: Un segreto non è per sempre e Le ossa della principessa – e, recentemente, si parla anche di una serie televisiva. Segni entrambi che un qualche tipo di successo questo libro lo ha avuto). Nonostante l’autrice fosse esordiente, si tratta comunque di esordio importante, poiché dietro c’è una grande casa editrice nonché un’agente letterario importante, quindi credo fosse logico aspettarsi qualcosa di non comune rispetto alla media.
La seconda: in quanto romanzo d’esordio, è stato osservato con molta attenzione e da alcuni è stato definito qualcosa come un esordio con il botto.

Ripeto: non è male (considerando anche che era il primo approccio della scrittrice al mondo editoriale), ma da qui ad osannarlo come un miracolo mi sembra esagerato. O davvero questo è il limite massimo che dobbiamo aspettarci dall’odierna letteratura italiana?

In ogni caso, il mio viaggio con Alice finisce qui.

valutazione l'allieva


 

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Lie4me Professione bugiarda recensione

recensione lie4meTitolo: Lie4me Professione bugiarda
Autrice: Mariachiara Cabrini
Genere: Chick-lit
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’autrice in cambio di un’onesta recensione –

Alice Schiano. 33 anni ed un solo compito nella vita: convincere le altre persone. Ed è così brava a farlo che quasi inganna anche se stessa con le sue bugie.
Insomma, Alice è un’accomodatrice, è brava con le vite degli altri e riesce ad aggiustarle con la giusta spinta a direzionale sulla giusta strada. Lei fornisce la spinta necessaria acché le cose succedano (o non succedano).
Adesso sta lavorando sul suo ultimo ‘caso’: accasare una volta per tutte un riccastro con la sua cliente. Ed è già a buon punto sulla via successo. Infatti, dopo il “grande colpo finale” che dovrebbe finalmente far pronunciare la fatidica domanda al giovane rampollo, Alice, pagati i complici e fatta sparire la miracolosa e salvifica pancia finta (da donna incinta), sta tornando alla macchina. Missione compiuta anche questa volta.
Ma… qualcosa non quadra. La sua auto (in verità, l’auto che ha preso in prestito dal suo fidanzato molto gentile e premuroso, ma patetico pesce lesso senza spina dorsale) esplode e, lo stesso giorno, qualcuno cerca di investirla. A questo punto, è evidente: Alice è diventata il bersaglio di un folle.
Ma insomma, chi? Chi potrebbe mai odiarla a tal punto da volerla addirittura morta? Che c’entri la sua professione? No, via, chi mai vorrebbe uccidere una bugiarda patentata che per lavoro inganna la gente?
Sul caso di Alice indaga la polizia, ma il bell’ispettore Thomas Donati non sembra per nulla intenzionato a cederle spazio per lavorare ancora alle sue menzogne in libertà.

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Si tratta di un romanzo spiritoso e veloce. Un romanzo all’acqua di rose, potrei dire: piacevole, molto semplice e scorrevole.
La vicenda (e l’idea dell’agenzia che mente per i clienti nonché della sua proprietaria cinica e dalle abili doti di navigata trasformista) è simpatica, anche se un po’ surreale in alcune scene e non troppo impegnativa. Qualche passaggio cartoonesco fa sorridere (ed i poveri agenti di polizia italiana fanno davvero una figura cacina: poveracci! XD); i meccanismi e l’evoluzione molto semplice e lineare della trama nonché le dinamiche ed i rapporti tra i vari personaggi risultano generalmente intuibili.
Interessante l'”evoluzione” della protagonista che da donna cinica e un po’ piena di sé si trasforma, a fine libro, in una persona più attenta alle esigenze degli altri (anche se, in fondo, nel suo carattere c’era già quella punta di altruismo necessaria).
Linguaggio frizzante e canzonatorio, adeguato al ritmo scherzoso della vicenda narrata.
Insomma, una lettura facile e tranquilla per trascorrere qualche ora.

valutazione Lie4me


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La ragazza fantasma recensione

recensione la ragazza fantasmaTitolo originale: Twenties Girl
Anno di pubblicazione: 2009
Autore: Sophie Kinsella
Genere: Commedia/Chick lit
Titolo in Italia: La ragazza fantasma
Anno di pubblicazione ITA: 2009

Lara Lighton si trova, purtroppo per lei, in un momento alquanto critico della sua esistenza. Il suo ragazzo l’ha mollata (con una mail e senza troppe  spiegazioni) e l’agenzia di cacciatori di teste che ha da poco inaugurato con l’amica non riesce ad ingranare. Anzi, per la verità, la sua cara amica (e socia in affari e unica, al momento, ad avere le conoscenze e le competenze per trovare gli ingaggi), Natalie, dopo un viaggio a Goa, ha deciso di stabilirsi lì fino a data da destinarsi (ovviamente, c’entra un uomo bello e palestrato). A complicare le cose ci si mettono anche i genitori di Lara (e le bugie che lei gli ha rifilato per evitare che si preoccupassero) che adesso vogliono costringerla a partecipare al funerale di una prozia mai conosciuta. Con l’indosso l’abito nero e la consapevolezza che i parenti serpenti avranno qualche ipocrisia e falso sorriso da propinare (lo zio è, infatti, un multimiliardario del caffè – tipo Starbucks – che tiene molto alla sua finta immagine di uomo affezionato alla famiglia), Lara si reca alla triste funzione. Sono presenti solo loro sei (Lara e i genitori, lo zio Bill con la moglie e la figlia), ma nessuno  conosceva questa prozia o era mai andato a trovarla alla casa di riposo e la conseguenza è che la situazione è davvero imbarazzante. La questione diventa ancora più complicata, quando Lara sente una ragazza urlare in cerca di una collana. Sembra che nessuno si accorga di quella ostinazione e di quel continuo vociare, ma la ragazza insiste e si rivolge direttamente a Lara: – Voglio la mia collana! Dov’è la mia collana?-. Il problema è che la ragazza è diafana, semi trasparente, come se fosse un fantasma o un’allucinazione. Nessuno la vede o la sente… tranne Lara.

Avevo già letto “I love shopping” e devo dire che, almeno per alcuni aspetti, i libri sono simili: c’è lei, che è stata piantata o è semplicemente single; c’è il denaro, anzi… non c’è, perché la protagonista è quasi sempre in difficoltà economiche; c’è il lui di turno (affascinante, intelligente, forte, indipendente, ect.), inizialmente odiato/bistrattato; e ci sono i genitori di lei, ai quali vengono sempre propinate assurde bugie. Entrambe le protagoniste sono un po’ schizzate e imbranate, sotto certi punti di vista anche infantili, ma, nonostante tutto, simpatiche. Con questo, il libro è comunque piacevole (anche se prevedibile) e simpatico (anche se certe situazioni sono davvero al limite dell’assurdo). E’ una lettura molto leggera che, comunque, alla fine strappa qualche lacrimuccia.

Voto: 3/5


 

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