Aspirante scrittore? Eccoti 13 consigli di scrittura da J.K. Rowling!

Scrivere è questione di molte cose così ben riflullate insieme tanto da creare qualcosa di magico. È questione di disciplina, di metodo, di costanza… e di evitare accuratamente il terribile blocco dello scrittore. E non è semplice, soprattutto in un mondo editoriale come quello italiano; un mondo piccolo con un analfabetismo funzionale al 47% [fonte: Wikipedia], un mondo già saturo di migliaia di centinaia di proposte.
Ma scrivere è una passione e tutte queste difficoltà non sono davvero sufficienti per fermare qualcosa di così profondamente vitale.
Scrivere è anche leggere e imparare dai migliori.

Butle.com ha fatto una raccolta davvero peculiare: tredici consigli di scrittura direttamente da J.K. Rowling. La traduzione dei consigli è fatta da me, ma se preferite l’originale, trovate questi consigli in inglese cliccando qui.

Cominciamo!

consigli di scrittura da J.K. Rowling

1. «Sii spietato/a nel proteggere i giorni dedicati alla scrittura, vale a dire non cedere alle infinite richieste di “essenziali” e “non rimandabili” riunioni in quei giorni. La cosa divertente è che, anche se la scrittura è il mio attuale lavoro da molti anni ormai, ho ancora l’impressione di dover combattere per avere del tempo in cui farlo. Alcune persone non sembrano capire che mi devo ancora sedere in pace e scrivere i libri, credendo a quanto pare che questi spuntino fuori come funghi senza la mia connivenza. Devo quindi custodire il tempo assegnato alla scrittura come un Ungaro Spinato custodisce il suo primo uovo.»;

2. «Devi lavorare. Si tratta di struttura. Si tratta di disciplina. È tutte quelle cose terribilmente noiose che il tuo insegnante di scuola ti disse d’averne bisogno… Ne hai bisogno.»;

3. «Ho smesso di fingere con me stessa d’essere qualcosa di diverso da quella che ero, e ho cominciato a concentrare tutte le mie energie nella rifinitura dell’unico lavoro che contava per me.»;

4. «Scrivi qualcosa che conosci: i tuoi interessi, sentimenti, credenze, amici, famiglia e anche animali domestici saranno perfetto materiale grezzo quando comincerai a scrivere. Sviluppa una certa predilezione per la solitudine, perché scrivere è una delle professioni più solitarie al mondo!»;

5. «Hai bisogno di scrivere qualcosa che un editore possa voler pubblicare (ce ne vuole uno solo, ma ci potrebbero volere anni per trovarne uno. Se sei cassato/a da ogni singolo editore esistente, dovresti considerare la possibilità che quello che hai scritto non è pubblicabile). Successivamente, hai bisogno di avvicinarti alla casa editrice o direttamente o (il che è consigliabile se puoi gestirlo) attraverso un agente letterario che agirà per conto tuo. Il modo migliore per trovare gli indirizzi di un agente e di un editore è consultare “The Writer’s and Artist’s Yearbook” [n.d.t.: non saprei se, in Italia, esiste un almanacco simile. Nel caso puoi leggere questo articolo.], aggiornato ogni anno (questo consente un doppio controllo che stai scrivendo alla/e persona/e giusta/e; non mandare, per esempio, fantascienza a un editore di manuali di medicina). Aspetta. Prega. Questo è il modo con cui ho pubblicato Harry Potter.»;

6. «A volte dovrai approfittare dei momenti liberi un po’ in qua e in là per scrivere.»;

7. «Consiglio sempre i bambini che mi chiedono suggerimenti su come essere uno scrittore di leggere quanto più possibile. Jane Austen ha dato un giovane amico lo stesso consiglio, quindi sono in buona compagnia.»;

8. «La perseveranza è assolutamente essenziale, non solo per scrivere tutte quelle parole, ma per sopravvivere ai rifiuti e alle critiche.»;

9. «Ciò che scrivi diventa ciò che sei… Per cui sii sicuro/a di amare ciò che scrivi!»;

10. «Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno è talento & inchiostro.»;

consigli di scrittura

11. «Il fallimento è inevitabile – fanne una forza.»;

12. «Devi rassegnarti al fatto che sprecherai un sacco di alberi prima di scrivere ciò che ti piace veramente, e questo è il solo modo. È come imparare uno strumento, hai dovuto prepararti a lungo colpendo anche le note sbagliate di tanto in tanto o spesso, perché io scrissi un sacco di cose terribili prima di potermene dire fiera.»;

13. «Scrivo solo quello che voglio scrivere. Scrivo ciò che mi diverte. È completamente per me stessa.».


Come nasce un bestseller

Qualche giorno fa, con l’occasione delle novità in uscita in libreria questo mese, ne avevo approfittato per una breve (insomma, breve secondo i miei standard =p) postilla, di cui ti riporto qui l’estratto.

Ne approfitto, vista la dimensione ridotta di questo articolo, per fare una comunicazione di servizio.
Come già sai, non sono molto concorde con le classifiche mensili sui libri che hanno venduto di più. Le ho sempre trovate un puro strumento di promozione, tuttavia pensavo che i libri citati nelle top 10 meritassero anche il successo che i lettori gli decretavano, poiché credevo che rappresentassero la maggior parte del mercato dei libri. Inoltre, lo ritenevo un modo per seguire l'”andazzo” del mercato e dei gusti del momento.
Tuttavia, gestendo il blog da ormai un anno, mi sono sempre un po’ sorpresa di come i titoli citati nelle classifiche spesso non coincidano con le letture di cui si discute maggiormente sui social, ad esempio. Si può dire che in questi giorni, ho trovato una sorta di conferma a questi miei dubbi in questo articolo de IlPost.it (articolo che rigirerò anche sui social e che ti consiglio di leggere).
Tra le varie questioni affrontante grazie alle quali si spiega come viene redatta una classifica dei libri più venduti, si citano anche le fonti usate per questo fantomatico calcolo. Ebbene, dal conteggio delle vendite sono esclusi: i libri in formato e-book, la grande distribuzione (come, ad esempio, supermercati e autogrill), tutto il mercato dei libri online (e, per citarne solo uno, Amazon) ed il mercato dei libri secondario (usato, bancarelle).
Sono conteggiati solo: librerie indipendenti e quelle delle grandi catene editoriali (ad esempio Feltrinelli o Giunti). Di questi, però, GFK e Nielsen (le principali multinazionali che si occupano del monitoraggio del mercato) ricevono un “campione rappresentativo” solo da 900 punti vendita (su circa 1400) che, sebbene rappresentino una buona fetta del mercato, non sono il mercato.
Insomma, io, secondo questo conteggio, avrei letto solo due libri l’anno (anzi, nemmeno, perché sono i due libri che ho comprato ieri e di cui ho postato la foto sui social).
Tutto questo per dire che, dal mese scorso, i bestseller sono argomento chiuso qui sul blog.

Quanto premesso, però, vorrei addentrami un po’ di più a fondo dell’argomento per chiederci insieme: come nasce un bestseller?

come nasce un bestseller

Esiste una pagina dedicata di Wikihow che, in 24 semplici passaggi, spiega all’aspirante scrittore di bestseller, come scriverne uno.
Ora, ovviamente, tutto è presentato in maniera molto più semplice di quella che poi è la realtà (anche perché il processo si compone di svariati elementi, la maggior parte dei quali non sempre controllabile da parte dell’autore). Tuttavia, ciò non toglie che vi siano alcuni consigli utili anche solo per scrivere un “semplice” libro (e non necessariamente un bestseller).

Insomma, quello che, però, a me interessa approfondire è il modo in cui si decide che un libro è un bestseller. Per intendersi: come ottiene il bollone in copertina?

Esistono, innanzitutto, due tipologie di bestseller. La numero uno, che vede, per la verità, una ristretta rosa di candidati, si compone di capolavori destinati a diventare long seller. Cosa sono i long seller?
Wikipedia docet e ci spiega che:

[un longseller] nasce come opera d’arte e ha grande successo per motivi che non sono controllabili; non è un prodotto del momento, ed è destinato in genere a diventare un classico e un long seller. Un esempio può essere Siddharta di Hesse, o prima ancora I dolori del giovane Werther di Goethe. Un ulteriore esempio è il Decameron di Boccaccio, immediatamente tradotto per Spagna, Catalogna, Germania e paesi slavi, ma nei primi due secoli dopo la scrittura veniva considerato una lettura amena per poi essere ammesso tra i classici.

Sulla seconda categoria, invece, i c.d. bestseller di consumo, ci eravamo soffertati tempo fa in questo articolo. Insomma, a differenza del caso precedente, qui si tratta essenzialmente di successi effimeri, dalla “vita” molto breve (anche se ricca di ritorno, soprattutto economico). Attorno a questa tipologia di “successo” orbitano numerosi fattori e variabili. Si tratta, generalmente, di libri scritti con molta semplicità, facili e veloci da leggere senza troppo impegno, di cui (abbastanza spesso) ci ritroviamo anche la trasposizione cinematografica.

come nasce un bestseller 2

Negli ultimi tempi, sembriamo abbondare di quest’ultimi invece che dei primi (ahimè!). L’analisi che ho trovato in questo articolo di 900letteraio.it è molto interessante e fa riferimento anche ad un aspetto sociologico della questione. Ne riporto un breve estratto, ma puoi consultare l’intero articolo qui:

[…] non sempre un libro di successo corrisponde necessariamente ad un libro di qualità, si veda l’esempio recente  di “Cinquanta sfumature di grigio” dell’inglese E.L. James (pseudonimo che nulla ha a che vedere con  Henry James), romanzo “erotico”, scontato, superficiale, con dialoghi ripetitivi, infantile, grottesco. Sarebbe troppo facile accusare la scrittrice di aver fatto leva sul sesso per guadagnare più facilmente, sebbene sia una tematica sicura, ma la verità è che non c’è traccia di tecnica narrativa, di talento, di inventiva […].
Come spiegare un simile successo se non dal punto di vista sociologico? Si cerca soprattutto evasione, non riflessione ed originalità; l’abile strategia promozionale, soprattutto nel web, ha incuriosito  ed attirato moltissime persone.

Detto questo, però, chi decide come (e se) un libro diventa un bestseller? I lettori? Mmm, bè, quasi.
È vero: un ruolo importante lo giocano i lettori che decidono di acquistare proprio quel libro (prima che acquisisca il bollone “bestseller“), il loro passaparola (generalmente, vale se positivo), ect.
Consideriamo, però, anche quanto affermato da Oliviero Ponte Di Pino, in questo articolo scritto per il torneo letterario IoScrittore:

Nel nostro Paese circa tre quarti dei titoli pubblicati ogni anno vendono, nei normali canali, meno di tre copie. E sono poche decine i titoli che in un anno vendono più di 50.000 copie, la soglia oltre la quale un libro da noi diventa un best seller (infatti a volte vanno in classifica libri tirati in poche migliaia di copie).

Quindi, primo fattore da considerare: un nostro bestseller, non è un bestseller americano (ad esempio; ed ecco anche perché, sugli scaffali delle nostre librerie, arrivano successi di oltreoceano: sono più “sicuri” dal momento che sono già stati apprezzati dal pubblico e, quindi, hanno già venduto numerose copie). Detto questo, 50.000 copie sono molte (moltissime dal mio punto di vista), ma sono meno del doppio della metà della cifra richiesta in altri paesi per diventare “libro più venduto”.
In Italia, non si legge (o, insomma, si legge molto poco); ci sono più scrittori che lettori, ect. Non solo: l’Italia è un bacino editoriale sicuramente più piccolo rispetto, continuando sullo stesso esempio, agli Stati Uniti.
Queste considerazioni, magari, le rimando ad un altro articolo, ma sono tutti elementi da considerare.

Andiamo avanti. Come ho già spiegato nell’estratto – non sto a ripetermi -, il campione rappresentativo è molto ristretto (e, quindi, dalla forbice potrebbero sfuggire libri che, invece, vendono nei supermercati, ad esempio… Tra parentesi, il supermercato della mia zona possiede un “settore libri” che ha una scelta assolutamente non invidiabile ad una normale libreria).

Terzo fattore. Il passaparola si crea, sì, grazie ai lettori, ma anche grazie (e soprattutto) alla promozione che viene fatta di quel libro. È logico che un grande ritorno in pubblicità televisiva, radio, social, blog e quant’altro balzerà agli occhi di più potenziali lettori che, a loro volta, se ritengono il libro meritevole, potranno dar il via ad un ulteriore passaparola. Circolano voci – e non voglio fare nomi – che alcuni degli ultimi grandi successi del mondo editoriale italiano siano diventati dei “fenomeni” solo perché, essendo state realizzate troppe copie rispetto al numero delle vendite effettive (quindi, la cosa rischiava di finire drasticamente in perdita), la CE si è data da fare con un’importante opera di promozione e marketing. È logico che poi, anche solo per curiosità, un lettore a questo modo lo trovi.
Come ho avuto modo di affrontare già in questo articolo, un libro, anche mediocre, ma ben pubblicizzato vende. Il che, da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria?
Eppure, ci si infila in un sistema deleterio in cui solo i libri (anche scarsi), che possono vantare un certo appoggio, riescono a sorpassarne altri magari più validi.

A quest’ultimo riguardo, alla voce bestseller dell’enciclopedia Treccani online, è disponibile un’analisi molto dettaglia e precisa e, per certi versi, illuminante. Tramite l’osservazione di una tabella, che analizza le classifiche generali dei primi 10 libri più venduti negli ultimi cinque anni, si nota che (riporto direttamente le parti):

  • Il fenomeno più significativo di questi ultimi anni è la presenza prevalente, nei primi dieci titoli di classifica, degli autori italiani rispetto agli stranieri (26 contro 18). Questo sia per la presenza costante di Camilleri (con più romanzi) e di altri scrittori come Mazzantini, Baricco, Faletti o Ammaniti, che non soltanto si sono affermati, ma hanno trovato un pubblico fedele, sia per l’affacciarsi periodico di comici o personaggi, come Totti, che alimentano i filoni più commerciali e ‘leggeri’ (comico-satirici).
  • Generalmente, sono sempre gli stessi editori che si contendono la partita, con qualche importante rafforzamento da un anno all’altro, per l’incidenza di un titolo particolarmente fortunato (come per Salani la serie di Harry Potter di Joanne K. Rowling). Rari gli outsider, come è avvenuto nel 2003 per Fazi, grazie al successo di Cento colpi di spazzola di Melissa P., e per Kowalski, grazie al Sono stata spiegata di Annamaria Barbera.

Questo è quanto. Ho scritto un articolo molto lungo, quindi è meglio se mi fermo qui.
L’ultima considerazione che vorrei fare è questa: non sempre un bestseller è indice di un libro magnifico; come, del resto, non sempre un libro non adeguatamente pubblicizzato è sinonimo di (passami il termine) “schifezza”.


La pubblicità: se non c’è, si crea!

…E così ho pensato: ma se ce la facessimo da soli da pubblicità?
Un attimo… questo è il termine di un ragionamento che ho cominciato qui, ma che cercherò comunque di condensarvi.
Mi sono posta spesso la domanda del motivo per cui ottimi libri non vedono (o ci impiegano anni prima di saltare agli occhi del vasto pubblico) e libri mediocri scalano le vette delle classifiche in un inspiegabile balzo subitaneo. La soluzione (magari semplicistica per alcuni) a cui sono arrivata è questa: la pubblicità. Godono di maggior attenzione i titoli con i quali siamo bombardati ogni giorno in tv, in libreria, sulla mail, ect. E certo ciò è logico (e non vale solo nel campo dei libri) se si pensa che se io non sono a conoscenza di una cosa, certo non la posso andare a ricercare.

Così ho pensato di dare la possibilità a chi ha scritto un libro di farsi pubblicità qui sul blog. Certo, mi rendo conto che non è come offrire una pubblicità sulle reti Mediaset o Rai nelle ore di punta, ma insomma tutto fa e almeno spero che la cosa possa rivelarsi utile per qualcuno.

Quindi, per chi è interessato all’iniziativa, inviateci al nostro indirizzo mail (thebooksblender@gmail.com) con oggetto “In Vetrina”:

  • un’immagine chiara della copertina del vostro libro;
  • una descrizione dello stesso (in max. 15/20 righe) ed il vostro nome, pseudonimo, nickname o quello che vi pare, in modo da potervi attribuire la paternità della descrizione del libro;
  • il nome della casa editrice con la quale pubblicate o, in mancanza, i canali presso i quali è possibile trovare il vostro libro;
  • se il libro non è stato ancora pubblicato, indicateci anche la data di uscita.

Vi pregherei, per facilitare i compiti a tutti, di rispettare i punti che vi ho appena esposto.

Per l’occasione, aprirò (sotto la sezione Novità Libri), un’apposita categoria “In vetrina“.

Concorso: Pubblicati su La Stampa

pubblicare con amazon

 

In occasione dell’incontro che si terrà a Perugia sul giornalismo, Amazon promuove un concorso che permetterà ai 5 vincitori di veder pubblicato il loro saggio su La Stampa e di assistere all’evento di Perugia (con viaggio e alloggio offerti da Amazon).
Non solo: i saggi migliori saranno raccolti (e pubblicati in un libro, che poi sarà disponibile su Kindle Store) dal Festival Internazionale del Giornalismo.

Per partecipare, dovrete rispondere alla domanda: “Qual è il futuro del giornalismo?”, redigendo un saggio di massimo 2.000 parole in italiano, inglese, tedesco o spagnolo.

Avete tempo fino al 28 febbraio (entro le 23:59) e dovrete compilare il modulo che troverete cliccando sull’immagine in alto (al quale troverete anche tutti i dettagli necessari).

A chi decidesse di partecipare, IN BOCCA AL LUPO!

Le agenzie letterarie

agenzieAvevamo iniziato il nostro discorso sul problema di farsi leggere il proprio dattiloscritto un po’ di tempo fa.
Non sto, quindi, a ripetermi sui problemi dell’editoria, sull’incertezza di avere una risposta da una CE (anche a distanza di parecchi mesi dall’invio) e dall’amletico dubbio del “verrò letto/a?”.

Però, dobbiamo partire da questo dato di fatto incontrovertibile: le CE (piccole, medie, grandi, tonde, quadrate, serie, poco serie…) sono subissate di richieste. Si parla di centinaia di manoscritti al mese; migliaia l’anno. Con un personale numericamente inadeguato a far fronte alla mole di dattiloscritti e che spesso non ha il tempo materiale di leggere tutto ciò che arriva.

Avevamo detto che un buon modo per “accalappiare” il redattore, l’addetto di segreteria, lo stagista o chiunque altro era quello di scrivere una buona sinossi e presentare un testo esente da errori e narrativamente coerente.

Ma avevamo anche detto che, talvolta, non è sufficiente.

Allora, era sorta una domanda. Se le BIG non leggono, se le piccole e medie CE sono subissate dalle richieste e riescono a farvi fronte con lentezza, come ci arrivano quei libri sugli scaffali delle librerie?

Be’, se hai iniziato a guardarti d’intorno con l’idea di pubblicare un libro tutto tuo, avrai sicuramente scoperto l’esistenza delle agenzie letterarie. In parte, il merito (o il demerito per certi titoli) dei libri che ci ritroviamo nelle librerie è anche loro, degli agenti letterari.

Innanzitutto, di cosa stiamo parlando?
Di estrazione anglo-americana, l’agenzia letteraria si pone come intermediario tra l’autore/autrice e la casa editrice. I suoi compiti sono numerosi e variegati: promozione del libro presso le case editrici più o meno importanti (si ripete spesso che l’agente letterario dispone di numerosi canali preferenziali tramite i quali garantire almeno la sicura lettura del dattiloscritto da parte delle CE selezionate); aiuto in fase di accettazione del contratto proposto dalla CE; cura degli interessi dell’autore (ad esempio, l’agente letterario controlla che la CE ti dia sempre ciò che ti spetta nei tempi giusti).

E non solo: molti di loro aiutano lo scrittore o la scrittrice a migliorare il testo, modificandolo dove necessario, puntando sugli elementi di forza ed eliminando o rafforzando le parti deboli della narrazione. Altri, fanno scouting di giovani talenti (alcuni gratuitamente; altri impongono la c.d. tassa di lettura).

Esistono, quindi, vari tipi di agenzie che possono offrire servizi di lettura del testo e altre, invece, che si occupano di stabilire un contatto vero e proprio con le case editrici per la presentazione e promozione del vostro manoscritto.
Non solo, alcune agenzie letterarie offrono degli importantissimi servizi di consulenza legale per venire in soccorso dello scrittore, in una posizione debole rispetto ovviamente a quella della case editrice, aiutandolo a comprendere le varie clausole del contratto che sta andando a firmare.

Vi sono poi alcune agenzie letterarie che rappresentano gli unici canali attraverso i quali sottoporre il proprio scritto ad un editore… nel senso di essere semplicemente letti e non necessariamente anche pubblicati (ma qui stiamo parlando delle BIG come Salani, Mondadori, Feltrinelli, ect.).

Che fare allora? Il mio consiglio è di stare attento/a.
La fregatura è sempre dietro l’angolo e, dal momento che manca una regolamentazione specifica per l’agenzia letteraria, talvolta ci si può trovare davanti a dei semplici furbetti.

Anche qui, quindi, ti consiglio un certo studio dei vari agenti. Seleziona quelli che rispondono alle tue esigenze (vale lo stesso discorso fatto per la scelta delle CE).

Verifica sempre la loro affidabilità e la loro onestà. Sui loro siti internet, cerca gli autori della loro scuderia, controlla con quali CE hanno contatti e le modalità di invio per quanto riguarda lo scouting (che, ricorda, può essere a pagamento o gratuito).
Aggiungo una piccola considerazione: tendenzialmente, sono contraria al pagamento di una tassa di lettura (soprattutto, quando le cifre sono troppo alte), ma non mi sento di considerare chi la richiede un furfante. Considerate le migliaia di proposte – spesso improponibili – che arriveranno loro e il tempo sprecato per leggere…

Comunque…

Le agenzie letterarie, in realtà, sono un “fenomeno” importato dagli Stati Uniti, dove lì davvero lo scrittore ha l’occasione di interfacciarsi con professionisti seri e certificati.
In Italia, come spesso accade, si fanno le cose arruffate e ingarbugliate e non è poi così certo che l’agenzia letteraria a cui decidete di affidarvi sia onesta. Su Internet ne fioccano di nuove quasi ogni giorno. Accanto a tante agenzie oneste e valide che svolgono il loro lavoro con competenza e professionalità, si può sempre nascondere la truffa. Quindi, attenzione! A questo proposito, ho trovato un interessante articolo di Giulio Mozzi, che stila un vero e proprio decalogo per guardarsi da agenzie e agenti farlocchi.

In ogni caso, buona fortuna!

  • Video utili




 


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