Quattro chiacchiere con Rosa Montero

Rosa Montero, giornalista e scrittrice, è autrice del romanzo “In carne e cuore“, di recente pubblicazione con la casa editrice Salani.

Il romanzo s’incentra sulla storia di Soledad, sessantenne appena abbandonata dall’amante, la quale per vendicarsi architetta una particolare vendetta: quella di assumere un prostituto.

Ben presto, però, la situazione le sfuggirà di mano.

Qui puoi leggere la mia recensione completa sul romanzo.

Grazie all’ufficio stampa sono stata in grado di porre qualche domanda a Rosa Montero.

Ecco la mia “chiacchierata” con l’autrice.

Al suo attivo ha già numerosissimi romanzi, ma lei “nasce” come giornalista. Come si articola il passaggio dalla scrittura giornalistica a quella dei romanzi?

In realtà, come la maggioranza dei romanzieri, ho iniziato a scrivere da ragazza. Ho letto un’intervista della Rowling, l’autrice di Harry Potter, che diceva che il suo primo romanzo lo scrisse a soli sei anni: un romanzo su un coniglio che parla. Io ho scritto i miei primi racconti a cinque anni, ed erano su topolini che parlano.

Li conservo ancora.  Dacché mi ricordo di me stessa, mi ricordo mentre scrivo, sempre narrativa. Però ovviamente so che non potrei vivere solo di questo (e soprattutto adesso non si deve vivere di solo di questo): infatti ho cercato un lavoro.

Dal momento che amavo scrivere, ho deciso di diventare giornalista, e ciò che è successo è che ho iniziato a lavorare come giornalista mentre ancora studiavo, a 19 anni. Mentre pubblicavo articoli, continuavo sempre a scrivere racconti. E portare avanti entrambe le cose è per me del tutto naturale. La scrittura giornalistica è un genere letterario come qualunque altro, e è raro trovare uno scrittore che coltiva un solo e unico genere. Io mi considero una scrittrice di narrativa, giornalismo e saggistica. Moltissimo scrittori sono anche giornalisti.

Nei suoi romanzi, compreso questo, le donne sono le protagoniste indiscusse. Cos’hanno da dire le sue figure femminili in più rispetto a quelle maschili? 

Dei miei cinque romanzi, ce ne sono due con dei protagonisti assolutamente maschili, e gli altri con un coprotagonista uomo.  La consuetudine è che gli scrittori scrivono la maggior parte dei loro romanzi con protagonisti del loro stesso sesso.

Quello che mi esaspera però è che quando una donna scrive un romanzo con una protagonista femminile, la gente pensa che stia scrivendo sulle donne e di femminismo, mentre quando un uomo scrive un romanzo con protagonista maschile, la gente pensa che stia scrivendo del genere umano. Io non ho alcun interesse particolare a scrivere sulle donne, scrivo del genere umano in generale, ma quello che sta di fatto è che il 51% del genere umano è composto di donne.

Certamente credo che In corpo e carne potrebbe benissimo avere un uomo come protagonista, modificando piccoli dettagli, ma tenendo identico l’essenziale. Infatti molti lettori uomini si sono ritrovati in questo romanzo.

La vita solitaria di Soledad è un’anomalia agli occhi degli altri che si sentono quasi in obbligo di compatirla. Siamo nel 2017 e ancora le donne senza figli sono da guardare con pietà. Insomma, non supereremo mai questi preconcetti? 

Partiamo dal presupposto che, anche se siamo avanzati molto, continuiamo a vivere in una società molto sessista e piena di pregiudizi. La donna senza figli continua ad essere vista come un’eccezione o una persona egoista. Però questo pensiero sessista non affligge solo le donne che non sono madri, ma anche quelle che lo sono. Quello che voglio dire è che il maschilismo impone che le donne madri rispettino un certo modello. Recentemente sono stata a una tavola rotonda di scienziate donne, ricercatrici all’avanguardia e eccezionali nel loro campo, e una di loro  ̶̶  un’andalusa di quarantotto anni – ha spiegato le difficoltà che ha avuto nel costruirsi la sua carriera, essendo madre di un bambino. E ha detto: «Il primo giorno che ho dovuto lasciare mio figlio alla scuola materna mi è venuto da piangere, però di gioia. E questo mi ha suscitato un gran senso di colpa».

In definitiva, credo che tutte noi donne dobbiamo lottare per liberarci dei pregiudizi sessisti che noi stesse abbiamo fatto nostri.

Uno degli scrittori maledetti, di cui Soledad cura la mostra, si rivela essere una figura invitata, ma la sua storia è così speciale e potente da risultare vera. Come le è venuto in mente questo personaggio? Ha pensato di dedicargli un libro? 

Ahah, grazie molte…

Girando intorno a questa storia per diversi mesi, perché serviva inventare qualcosa che riflettesse simbolicamente la trama principale (infatti, se guardi bene, questa vicenda raccoglie in qualche modo tutti gli ingredienti della vita di Soledad), a poco a poco ci sono arrivata. Non credo che fosse necessario scriverci un intero libro al riguardo, però ti informo che in questo momento c’è una drammaturga che sta componendo la sua opera a partire da questo racconto.

È la prima volta che leggo di un’autrice che fa un cameo in un proprio libro. Com’è rendere una versione di sé su carta? 

Ahah, nella mia scrittura io uso tantissimi giochi di parole. Per me il confine tra realtà e finzione è molto sottile, sfocato, scivoloso, e mi piace giocare in questa zona d’ombra, inserendo personaggi reali o cose del genere: ad esempio, Ana Santos Aramburo, la direttrice della Biblioteca Nazionale, anzi, la direttrice della Biblioteca Nazionale di tutta la Spagna.

Anna è una mia amica, e non mi rendevo nemmeno conto che la stavo rendendo un personaggio, tanto che quando ho terminato la prima bozza, gliela inviai subito e le dissi: «Anna, ti ho scelto come personaggio e ti faccio anche parlare molto, prova a vedere se questa cosa ti va bene… », e per fortuna le è andato bene, ahah.

Così anche il mio “cammeo” è parte dello stesso gioco e mi sono anche divertita molto a guardarmi attraverso gli occhi della mia protagonista, perché Soledad mi odia all’istante: odia i miei tatuaggi, la maniera in cui mi vesto, crede che io mi voglia darmi l’aria da giovane, ahah… E non sbaglia, io sono molto Peter Pan, ma il fatto di esserlo mi risulta congeniale, non mi infastidisce per nulla, al contrario credo che è il bambino che è in me quello che scrive, che crea… però per il personaggio sarà fatale.

Per un’altra ragione, la mia presenza in questo capitolo è importante perché avverto Soledad che la vita immaginaria è comunque vita, e questo la aiuta a terminare il romanzo molto meglio di come è iniziato.


 

Quattro chiacchiere con Guido Mina di Sospiro

Guido Mina di Sospiro è l’autore di Sottovento e Sopravvento, in libreria per Ponte alle Grazie dal 25 maggio.

Con il pretesto dell’avventura e della cerca di un tesoro dimenticato su delle magnifiche isole gemelle nel Mar dei Caraibi, il libro tocca temi importanti e complessi, affrontandoli in un’analisi articolata e densa di riferimenti alchemici, esistenziali e filosofici.

Questa è la mia chiacchierata con l’autore.

Scrivere basandosi su di un progetto consolidato da seguire oppure partire da un’idea e vedere, in corso d’opera, come si sviluppa. Lei che tipo di scrittore è? Cosa preferisce tra queste due alterative o se preferisce entrambe?

Dunque, non scrivo sequenzialmente, scrivo di qua e di là e poi “unisco i puntini con delle righette”. Questo libro si presta particolarmente a questo modo di scrivere, perché è molto frazionato. Altri libri, molto più lineari all’apparenza, in realtà sono ugualmente scritti in quel modo: un paragrafo qui un paragrafo là appunto per non sedare l’ispirazione e anche per non costringersi a scrivere.

Nel caso di questo libro, poi, gli spunti erano tanti… tutte mie passione e io mi sono divertito a passare da una all’altra, passando tra i due background molto diversi dei due protagonisti per poi farli trovare, così diversi l’uno dall’altra.

Quindi, quanto c’è di lei in questo libro? Quanto ha inciso – se ha inciso – la sua esperienza personale?

Di me personalmente direi poco, perché non mi rivedo in nessuno dei due protagonisti. Però, come rappresentanti di certi tipi di pensare, di vivere e di modi agire sì.

Marisol, all’inizio almeno, rappresenta proprio una personalità pura, addirittura quasi patologica. Quando va a Cuba è un’esperienza che ho vissuto molto da vicino perché ho vissuto in contatto con l’esodo cubano a Miami per tanti anni, quindi il dramma della diaspora l’ho vissuto molto da vicino.
La questione del cacciatore di tesori poi mi ha molto interessato sin da bambino (ovviamente con Robert Loius Stevenson).

Soprattutto sia in lei sia in lui la motivazione che li spinge non è nessuna della triade di oggi (soldi, sesso e potere). Nella maggior parte dei libri o dei film che vediamo i protagonisti sono, infatti, motivati da quelle tre cose; in questo caso, no. Lei è alla ricerca di cose diverse che non trova e lui è alla ricerca di questo tesoro che non trova. Poi assieme trovano qualcos’altro…

Infatti, i due personaggi che sono “solo” due ma rappresentano, uno per un motivo l’altra per un altro, due dualità di modi di pensare completamente diversi, ma comunque unibili.
Una volta tornati alla realtà, però, tutto questo in un certo qual modo sparisce…

Sì, perché escono da quel varco spazio-temporale. Rimangono comunque affezionati l’uno all’altra, ma hanno vite differenti.

Penso che lei cambi moltissimo nel corso della narrazione; lui anche, ma in modo diverso. Diciamo, infatti, che Christopher era un uomo abituato un po’ a vivere alla giornata. Mentre lei era molto cerebrale, molto costruita e, quindi, più avulsa dalla vita rispetto a lui.

Sono complementari. Sono proprio un po’ sottovento e un po’ sopravvento, animus e anima, cioè la congiunzione degli opposti che avviene in maniera alchimica su quell’isoletta. Poi, invece, capiscono di non aver mai capito niente.

Una volta arrivati a quel punto tutto quello che lei pensava prima, tutte le sue nozioni imparate anche con fatica (alcune delle quali molto astratte) vengono accantonate. E anche quello che lui pensava – che era molto meno – e credeva viene accantonato.

Anche il tesoro enorme, che trovano in quelle isole, è un tesoro che non interessa più.

Per entrambi i protagonisti, il naufragio è come se fosse una sorta di epifania, perché bene o male entrambi scoprono una parte di loro stessi. Se lei dovesse consigliare al lettore come imparare ad accettare se stessi senza necessariamente ricorre a un naufragio, quale consiglio si sentirebbe di dare?

Non saprei, perché più l’accezione di se stessi (che sarebbe più il “Candid” di Voltaire), questa è una trascendenza di se stessi cioè accettare i propri limiti ma anche cercare di travalicarli.

L’importante è cercare in tutti i sensi. Poi la ricerca può diventare anche un’iniziazione. E assolutamente non restare fermi.

… dopo l’epifania ci si può anche fermare, perché la trasformazione è avvenuta!

La difficoltà è riuscire, però, in questa epifania…

Eh, sì, non è facile. È un invito. Questo, secondo me, è un libro che dà speranza.

La sensazione che ho avuto, leggendo il libro, è stata quella di mettere davanti al lettore il fatto che si può sì sperare, ma bisogna anche cercare di “cavarsi un po’ le gambe” da soli, cercare insomma di agire in base a quelle che sono, usando la metafora del mare, tutte le varie tempeste che possono presentarsi durante il corso della vita.
Per questo il ritorno alla realtà che hanno i due protagonisti è un po’ come se fosse il mare dopo la tempesta… 

Sì, è proprio così. In termini psicoanalitici, è il principio di individuazione quello che lei descrive.

L’importante è continuare a cercare; poi magari si cerca anche la cosa sbagliata, però non si può sapere all’inizio. In fondo, poi, a fine percorso si potrebbe trovare qualcosa di ancora più importante. Se non ci cerca, però, non si arriva da nessuna parte.


Il libro “Sottovento e sopravvento” di Guido Mina di Sospiro sarà disponibile dal 25 maggio 2017. E ancora grazie all’autore per il suo tempo!

Qui puoi leggere la mia recensione del libro.

Blogtour Bugiardi si nasce – 2º tappa

Blogtour bugiardi si nasce

Ciao e ben trovate/i in questa seconda tappa del blogtour Bugiardi si nasce o si diventa?.

Forse ricorderai che avevamo già avuto modo di parlare del libro di Mariachiara, Lie4me professione bugiarda (qui puoi leggere la mia recensione).

recensione lie4me

La storia vede come protagonista Alice; 33 anni ed un solo compito nella vita: convincere le altre persone. Alice, infatti, è un’accomodatrice, è brava con le vite degli altri e riesce ad aggiustarle con la giusta spinta a direzionale sulla giusta strada. Lei fornisce la spinta necessaria acché le cose succedano (o non succedano).
Il romanzo è spiritoso e veloce con un linguaggio frizzante e canzonatorio, adeguato al ritmo scherzoso della vicenda narrata.

Trama:

Proprio come l’Alice del Paese delle Meraviglie, anche Alice Schiano ha un’irrefrenabile fantasia e decide di sfruttarla per inventarsi un lavoro alternativo. La sua missione è migliorare le vite altrui… una bugia alla volta. Vuoi mollare il tuo fidanzato ma non vuoi farlo di persona per non vivere un’esperienza spiacevole? Vuoi fare bella figura con il capo, sbarazzarti di una rivale, conquistare un collega? Alice è la donna che fa per te! Non c’è nulla che non possa risolvere grazie alla sua parlantina, e non prova mai rimorsi per ciò che fa, perché mentire paga, e bene! I servizi della sua agenzia sono richiestissimi, gli affari vanno alla grande e anche la vita sentimentale scorre liscia come l’olio, forse proprio perché racconta un bel po’ di bugie anche al fidanzato. Finché qualcuno non fa saltare in aria la sua auto. Chi è stato? Alice non intende restare con le mani in mano ad aspettare che la polizia scopra il colpevole. Tanto più che collaborare con l’ispettore Donati, uomo affascinante quanto irritante, potrebbe portare a risvolti inaspettati. In tutti i sensi.

Disponibile su: Amazon/Kobo
Visita il blog dell’autrice!

Allora, cominciamo? Ecco l’intervista a due dei simpatici personaggi di Lie4me: Alice e Giulia, la sua collaboratrice più importante (e senza peli sulla lingua! ^^)!

INTERVISTEThe Books Blender: Alice. Tra tutti i casi che hai avuto, ne ricordi uno in particolare che ti ha colpita (perché strambo o assurdo, ingarbugliato, ect.) e che, magari, ti ha anche messo in difficoltà perché non sapevi bene come agire?

Alice: «Non saprei, ho dovuto affrontare molte situazioni strambe, ma forse la più estrema è stata quella che riguardava il Circo Merano. Nonostante non avesse problemi ad esibirsi tutte le sere, vestito da pagliaccio, davanti a centinaia di persone, un clown innamorato di una trapezista era troppo timido per dichiararsi,  e perciò mi ha chiese di farlo in vece sua. E’ un servizio piuttosto comune per la mia agenzia e ho organizzato diverse dichiarazioni scenograficamente stupende, lo posso dire senza falsa modestia. Siccome si trattava di un circo, quella volta forse volli esagerare un tantino…»

Giulia la interrompe: «Un tantino? Ma se a momenti ti rompi l’osso del collo!»

Alice: «Esagerata. Non mi feci neppure un graffio.»

G: «Solo perché hai una fortuna sfacciata.»

A: «Sì lo so, ho un gran lato B. Grazie. Comunque, stavo dicendo, pensai che sarebbe stato grandioso organizzare la dichiarazione durante lo spettacolo serale del circo. C’era solo due piccolissimi ostacoli al mio piano: durante lo spettacolo la trapezista stava appunto sul trapezio sospesa a metri da terra e io mi ero presa una brutta influenza proprio il giorno prima del fatidico giorno. In teoria il piano consisteva nel fatto che io, vestita da trapezista, mi arrampicassi sulla scaletta, raggiungessi il trapezio opposto a quello dove stata la bella del mio cliente, mi issassi su di esso e lanciandomi nel vuoto, retta da una corda di sicurezza modificata all’occorrenza per trasportarmi e farmi volteggiare in aria senza alcun pericolo, le allungassi un meraviglioso bouquet di fiori con un bigliettino d’amore firmato dal clown. Sarei stata come un messaggero d’amore alato.»

G: «O una pazza suicida piuttosto….»

blogtour - lie 4 me

Alice ignora il commento di Giulia e prosegue: «Purtroppo la febbre mi aveva indebolito, mi girava la testa e quando mi ritrovai appesa alla scaletta, a metri da terra a fissare verso il basso, quasi svenni. Non me la sentii di lanciarmi nel vuoto, così presa dalla disperazione di voler comunque portare a termine in qualche modo il mio compito, legai col suo stesso nastro ornamentale, il mazzo di fiori al trapezio  e poi lo spinsi verso la trapezista dall’altra parte, che fortunatamente, lo afferrò senza problemi, lo slegò e lo portò al petto tutta felice. L’effetto non fu certo all’altezza del mio piano originale, ma insomma, non fece neppure schifo, e cosa più importante io non mi sentii male davanti al pubblico. Rimettere la cena sopra il pubblico pagante non è mai carino.»

TBB [trattenendo un sorriso]: No direi di no, infatti. Alice. La tua pancia finta mi piace un sacco. Due domande in una: dove l’hai comprata e una breve guida con consigli pratici su come, quando e dove usarla!

Alice: «Carina, vero? L’ho comprata in un negozietto di cinesi di via Paolo Sarpi, per soli quindici euro. Soldi ben spesi! E’ utilissima, soprattutto da tenere in auto. Le donne incinte non devono indossare le cinture di sicurezza, perciò nel caso ti dimentichi di metterle e vieni beccata da un vigile, zac! Pancia finta e multa evitata. Inoltre la puoi usare per evitare multe per eccessiva velocità, saltare code agli sportelli pubblici… Ha mille usi. Io poi per lavoro, l’ho usata spesso anche in alcuni miei casi, non so perché ma le parole che escono dalla mia bocca quando indosso quella pancia vengono prese per oro colato. Sarà l’aria materna che mi dona il pancione…»

Giulia interviene: «Allora perché non ingrassi? Così avresti sempre il pancione!»

Alice la guarda storto: «No, grazie Giulia.»

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TBB: Giulia. Sicuramente, avere Alice come capo e lavorare per un’agenzia che “vive di bugie” non è una cosa semplice. Qual è la cosa che ti piace di più in assoluto del tuo lavoro?

Giulia: «Sicuramente il fatto che posso esprimermi liberamente. Alice si lamenta dei miei input, ma non mi ha mai impedito di parlare, ed è qualcosa di raro da trovare. Ho lavorato in diversi uffici e ogni volta il mio datore di lavoro cercava di imbavagliarmi, e siccome io mi rifiutavo di stare zitta se vedevo qualcosa che non andava finiva sempre per licenziarmi. Alice invece, anche se il più delle volte ignora i miei consigli, non mi zittisce e quindi posso dirle tutte le volte che voglio Te l’avevo detto! Quando si ha sempre ragione è piacevole poterlo farlo notare.»

Alice: «Ah sì e tu non esiti certo a farlo. Non ti sorge mai il dubbio che forse non hai sempre ragione?»

G: «A dire il vero no. Una volta, tempo fa, ho creduto di essere nel torto, ma poi è saltato fuori che mi sbagliavo!»


Il blogtour prosegue su La biblioteca del libraio il 05/12/2015 con la terza tappa!

Di seguito, trovi tutte le date del blogtour:

01/12/2015 Il Salotto del Gatto Libraio
03/12/2015 The Books Blender
05/12/2015  La Biblioteca del Libraio
07/12/2015 Desperate Books Wife
09/12/2015 Storici Salottiere
11/12/2015 The Secret Door
13/12/2015 Briciole di parole
15/12/2015 Che libro leggere
17/12/2015 Bostonian Library
19/12/2015 Sognando tra le righe
21/12/2015 Sogni, pensieri, parole
23/12/2015 New Adult e dintorni

Ti ricordo, inoltre, che, legato al blogtour, c’è anche un giveaway. L’ultimo giorno del tour, il 23 dicembre, sulla pagina Facebook dedicata a Lie4me Professione bugiarda, saranno messe in palio tre copie del libro (in formato digitale) per chi saprà rispondere a tre domande riguardanti informazioni contenute esclusivamente nelle interviste del blogtour. 

In bocca al lupo!