Il prezzo dei libri

Da quanto ho aperto il blog (nel lontano settembre 2014) scopro ogni giorno come il mondo legato ai libri sia variegato, sfaccettato, meraviglioso e, , anche ricco di contraddizioni e punti critici.

No, stavolta non parlerò del numero basso di lettori o dei parametri che vengono presi in considerazione per rendere un libro “bestseller“. Oggi… parliamo di aspetti più vili e materiali come il prezzo dei libri.

Non tutti – forse – sanno che esiste una legge che regola il prezzo dei libri. La legge in questione – odiata, amata e rimaneggiata nel tempo – è l’art. 11 della legge 62/2001 poi modificato dalla legge n. 128/2011 (oggi nuovamente oggetto di discussione).

In breve, la legge impone uno sconto massimo del 15% sul prezzo fissato all’origine dall’editore (o dall’importatore). Si può sperare in qualcosina di più (fino al 20%) se ci si predispone ad acquistare determinati libri «venduti in occasione di manifestazioni fieristiche e per quelli destinati a particolari categorie di consumatori (ONLUS, scuole, centri di formazione, università, istituzioni o centri scientifici e di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici)» oppure in presenza di campagne promozionali (fino al 25%).

Nonostante sia stato segnalato che una tale ingerenza sui «tetti massimi agli sconti sul prezzo dei libri [possa] limitare la libertà di concorrenza dei rivenditori finali», la nostra legge è ancora al suo posto.

Comunque, questa è la parte finale del nostro percorso, perché quando il libro arriva nella libreria – scontato o meno – ha già il suo bel prezzo iscritto in copertina.

E la domanda è: come si fa a determinare questo costo e differenziarlo da volume a volume?

Partiamo dal presupposto che i prezzi di tutti i generi in commercio hanno subìto delle variazioni dovute a una variegata quantità di elementi: inflazione, crisi economica, percezione del proprio potere d’acquisto (io, ad esempio, sono ai minimi storici), ect.

Per combattere la crisi, ad esempio

GFK calcola che dal dicembre 2015 all’aprile 2016 il numero di libri venduti è calato del 2,3 per cento, ma gli incassi sono cresciuti del 3,6. Secondo l’analisi del Post, «l’unica spiegazione possibile – dal momento che si può escludere che all’improvviso si stiano vendendo solo i libri che costano tanto, viste le classifiche – è che gli editori stiano rispondendo al calo di vendita alzando i prezzi medi dei loro libri». Ogni libro in commercio in Italia costerebbe, mediamente, 0,73 centesimi in più.
[Fonte: Cultora.it]

E, in ogni caso, il prezzo medio di copertina di quest’anno si aggira attorno ai 16€, mentre l’anno passato era di 13,30€.

Il punto è che il libro ci arriva tra le mani già prezzato… ma quali variabili rientrano in questa valutazione finale?

Una serie.

In primo luogo, una parte della valutazione è fatta in base alle “materie prime” usate: qualità della carta, copertina rigida (o no), sopraccoperta (o no).

L’uso di una carta più “scadente” comporta ovviamente un prezzo più basso; mentre, di contro, una copertina rigida, magari cartonata, lo alza.

Personalmente, non sono una patita delle versioni tascabili o meno, ma apprezzo il costo contenuto delle prime.

Trovo competitiva e lungimirante la scelta del mercato anglo-americano di pubblicare – a breve distanza l’una dall’altra – la versione “bella” e la versione “meno bella” di un libro in modo da coprire ogni fascia di lettori e ogni tasca (se qualcuno è in ascolto, potrebbe essere un’idea fare una cosa simile anche in Italia – cioè tempi brevi tra la prima edizione e quella più economica – visto che molti lettori preferiscono comprare gli e-book o aspettare la disponibilità in biblioteca dato l’alto costo delle nuove edizioni).

Poi rientrano tutta una serie di determinanti dette di gestione, tra le quali rientrano: costi di traduzione, impaginazione, correzione di bozze, editing, ufficio stampa ect. a cui vanno aggiunte anche quelle meramente d’ufficio (come, ad esempio, la luce, il telefono et similia).

Altro fattore che concorre alla formazione del prezzo sono i lettori stessi; per la precisione, il pubblico a cui il libro è rivolto.
Un libro di un autore famoso, magari atteso da tempo, avrà un costo un po’ più alto; il libro di una star del web avrà un costo più ridotto considerato che si rivolge a un pubblico prevalentemente giovane (quindi, non stipendiato).

Ma potrebbe incidere sul prezzo anche quanto il libro è stato pagato alla fonte (ad esempio, se si tratta di un autore straniero a cui sono stati pagati forti diritti per la pubblicazione).

Alla fine, però, non pensare che l’editore voglia fare la cresta sul prezzo per approfittarsi spudoratamente del lettore. Infatti

 […] oggi per un editore medio grande – che sia cioè in grado di stampare un numero sufficiente di copie per spuntare prezzi competitivi – il costo di produzione di 7-8 mila copie di un libro di 250 pagine in brossura (cioè non con la copertina rigida) è di 1,5-1,8 euro a copia. Il prezzo di vendita è circa dieci volte più alto. In libreria, infatti, quel libro costerà tra i 16 e i 19 euro. È un ricarico che appare simile a quello di beni di lusso, quelli dove il marchio risulta determinante rispetto al prodotto. I libri, invece, sono tra le merci che offrono margini di guadagno più bassi. Su un campione di 100 libri pubblicati, la media di margine per l’editore è intorno al 4-5 per cento, che può salire fino al 7-8 quando la casa editrice va molto bene, cioè se in quell’anno imbrocca uno o più bestseller.
[Fonte: IlPost.it]

Questo perché, esclusi i costi di produzione (che incidono, tutto sommato, poco sul prezzo finale), sul prezzo della singola copia devono conteggiarsi anche i costi di gestione e d’ufficio che indicavano poco sopra, i diritti dell’autore (che possono andare dal 6 al 15%), ma sopratutto i costi di distribuzione che incidono per il 50% sul prezzo finale.

Detto questo, però, come non si deve pensare male dell’editore, non si deve pensare troppo male del distributore che

trattiene per sé il 50/55% del prezzo di copertina di un libro ma il suo vero guadagno è del 20/25% in quanto cede il 30/35% al libraio nel momento in cui raccoglie gli ordini dei libri (le catene più grandi come il circuito di librerie Feltrinelli o Mondadori o Librerie Coop spesso richiedono il 40% e in questo caso il guadagno del distributore scende).
[Fonte: Sololibri.net]

Tuttavia, se le copie dovessero restare invendute, chi ci rimette non sono né il distributore né il librario (che potrà azionare il reso dopo 60-180 giorni), ma ancora una volta l’editore.


Riferimenti


Altri articoli che potrebbero interessarti:

Campagna progresso: la pubblicità di “Io leggo e tu?”

Sicuramente l'hai vista: c'è lei, sul divano in un bar, immersa nella lettura di Cime Tempestose (che poi potevano anche scegliere un amore meno ...
Leggi Tutto

Consigli di lettura estate 2017

Cosa c'è di meglio in spiaggia che un bel libro sotto l'ombrellone? Nulla! Eccoti, quindi, i miei suggerimenti per questa ...
Leggi Tutto

Il distributore di libri

Dopo un approfondimento sul prezzo dei libri, avevamo compreso come sulla cifra finale che compare in copertina concorressero alcune percentuali ...
Leggi Tutto

Salone del Libro 2017

Il Paradiso esiste e io l'ho trovato a Torino... al Salone del libro! Famelica. Per quanto mi possa definire una buongustaia, ...
Leggi Tutto

6 personaggi femminili letterari cazzuti

Sono loro i miei sei personaggi femminili letterari cazzuti. Determinate, coraggiose; nessuno può metterle in un angolo! Cominciamo! Elizabeth Bennet, Orgoglio ...
Leggi Tutto

Il prezzo dei libri

Da quanto ho aperto il blog (nel lontano settembre 2014) scopro ogni giorno come il mondo legato ai libri sia variegato, ...
Leggi Tutto

Abbasso le classifiche dei libri!

Ormai è già da tempo che la rubrica dedicata alla classifica dei libri più venduti è scomparsa dal blog.

Il motivo era abbastanza semplice e avevo avuto modo di darti una mia personale spiegazione anche qui, quando parlammo dei bestseller in generale.

Mi ero, infatti, molto sorpresa di come i libri in classifica difficilmente corrispondessero con le letture realmente discusse dai lettori in quello stesso periodo. Anzi, tornando a ricontrollare dopo qualche tempo, i libri che rientravano in classifica (salvo ovviamente alcune eccezioni) non avevano avuto poi tutto questo ritorno a livello di commenti, valutazioni e interesse da parte del mondo dei lettori.

Oggi, quindi, vorrei tornare sull’argomento, cercando di comprendere meglio come funziona la stesura delle classifiche dei libri. E, se possibile, scongiurare dall’acquisto di un libro solo perché rientra in una classifica (per la serie: non facciamoci gabbare così facilmente!, v. anche la questione fascette).

Innanzitutto, chi si occupa di stilare queste liste di libri-più-venduti sono due società di cui avrai sicuramente già sentito parlare: GfK e Nielsen (che, nel 2015, hanno annunciato una partnership).

Raccolta dati e algoritmi vari sfornano le classifiche che poi troviamo sui maggiori quotidiani, stampa online, ect. ect.

Insomma, alla fine si ottiene un discreto ritorno in pubblicità e un’attenzione verso il libro-più-venduto quasi capillare.

Tutto bene, quindi?

Oddio, quasi

Attenzione, non metto affatto in dubbio che il libro in vetta alla classifica abbia venduto più degli altri o che l’ultimo abbia avuto più successo dei libri che non sono riusciti a rientrare in classifica. Il punto, però, è quanto? Cioè di che numeri stiamo parlando?

Considerando quello che avevamo già avuto modo di dire circa l’ottenimento dello status di bestseller, per le classifiche ci sono alcuni dati importanti da valutare e tenere a mente.

In primo luogo, il campione di riferimento. Le due società di servizi di analisi statistica ricevono le proiezioni di vendita (non le vendite effettive che saranno valutate in un secondo momento) di circa 900 punti vendita (su circa 1.400 come fa notare IlPost.it). Da questi “punti vendita di riferimento” però dobbiamo escludere quello che, negli ultimi anni, è diventato il colosso delle vendite di libri: Amazon (e con lui sono esclusi anche tutti gli altri rivenditori online).

Da escludere anche la grande distruzione (supermercati e autogrill) e tutto il comparto ebook (che sta vedendo, proprio negli ultimi anni, una grandissima impennata).

Cosa resta, quindi? Librerie indipendenti o legate a grandi gruppi come Feltrinelli, Mondadori o Giunti, ma di queste – dicevo – ne vengono prese in considerazione solo una parte (900 su 1.400).

A prescindere dal campione di riferimento, però, c’è anche un altro tasto dolente: i numeri. Perché nelle classifiche ci viene riportata la percentuale… ma in cifre grezze cosa significa?

Per darti un’idea della media che registriamo in Italia: circa i tre/quarti dei titoli pubblicati arrivano – talvolta con fatica – a tre copie vendute… in un anno.

All’estremo opposto, nell’Olimpo dei bestseller, una decina – risicata – di libri ottiene l’ambìto alloro del più-venduto. Per rientrare in questo Pantheon di cellulosa deve aver venduto almeno 50.000 copie.

Considerato questo e il fatto che le classifiche vengono aggiornate e riviste ogni settimana, quanto deve aver venduto un libro per rientrare in classifica?

…e il punto è questo: boh. Potrebbero anche bastare qualche centinaio di copie dato che una soglia minima per l’ingresso in classifica non pare esserci.

Secondo quanto riporta La Stampa, i capofila ex aequo dei best-seller di una delle passate settimane hanno venduto circa quattromila copie (4350, per la precisione) e tenendo sempre ovviamente conto che solo alcune librerie rientrano nel campione di riferimento per stilare poi la classifica.

Il successo (o meno) di un libro potrà essere noto – forse – solo a fine anno o al sesto mese dalla pubblicazione (in generale quando, secondo contratto con lo/la scrittore/scrittrice viene fatto questo conteggio): dalla tiratura (cioè le copie che il distributore ha distribuito) andranno sottratte le copie effettivamente vendute e i famosi resi (cioè le copie rimaste invendute che la libreria rispedisce alla casa editrice).


Riferimenti

La crisi dell’editoria in Italia

I numeri sono, ahimè, noti e, ogni anno, calano a picco verso il basso: non si legge più, chi legge un libro al mese è una specie di übermensch (super-uomo), le case degli italiani sono nella maggior parte dei casi spoglie di libri.
In qualunque modo li si voglia leggere, questi dati evidenziano una sola verità: la crisi dell’editoria in Italia.

E, se a salvare la disastrosa situazione pare restino solo i bambini e gli anziani indefessi lettori, il tunnel  della crisi sembra così profondo e buio da essere impossibile vederne la fine.

Già in passato, l’AIE (Associazione Italiana Editori) evidenziava una situazione precaria in cui il mercato del libro avrebbe visto la sua drastica discesa nel giro di pochi anni con segni negativi a puntellare quasi ogni voce del mercato editoriale italiano.
Ed effettivamente così è stato: molte piccole e medie case editrici hanno chiuso, altre hanno cercato di reinventarsi e ci sono riuscite… altre meno; i grandi gruppi hanno cercato la sopravvivenza nell’unione (non c’è bisogno che riporti il caso Mondazzoli) .

Tuttavia, chi è riuscito a barcamenarsi fino a oggi può sorridere intravedendo finalmente una luce in fondo al tunnel. Secondo una recente rapporto dell’AIE, infatti, il mercato dei libri torna a essere in – piccola – crescita:

«Se si considera come comprendente il “perimetro del mercato” l’usato, il remainders, il non book (cioè i prodotti non strettamente librari venduti in libreria ma in cui sempre più spesso gli editori si cimentano con linee produttive dedicate, e che costituiscono parte importante e crescente per l’equilibrio economico) la crescita raggiunge il +0,5% sul 2014, pari a 2,680miliardi. Se si osservano solo i canali trade e per i soli libri nuovi, il valore cresce al +0,7%.»
[Fonte: “Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia. Un consolidato 2015 e uno sguardo sul primo semestre 2016” a cura dell’Ufficio Studi AIE]

Tuttavia, il numero dei lettori/non-lettori pare assestarsi più o meno sulle stesse cifre. E allora?

Allora, in primo luogo vorrei riportare le considerazioni che Pietro Biancardi, editore di Iperborea, fece un paio di anni fa in un’intervista di Linkiesta:

«[…] si deve stare attenti a distinguere i dati sulla lettura da quelli sull’acquisto di libri, che non sono esattamente la stessa cosa. Sull’acquisto di libri il calo è generalizzato, ma come lettura, per esempio, la fascia dei lettori forti si mantiene stabile. Questo per esempio è un dato positivo, perché dimostra come il calo delle vendite non sia un dato strutturale che dimostra che la stagione del libro stia tramontando, ma che sia piuttosto un dato congiunturale, ovvero che, semplicemente, i lettori spendono meno perché hanno meno soldi o hanno la percezione di avere meno soldi. Quindi, banalmente, un lettore forte prima andava in libreria e comprava dieci libri, ora ne compra cinque, e magari gli altri cinque li prende in prestito in biblioteca. Quindi, se ha cambiato effettivamente al ribasso le sue abitudini di acquisto, non ha cambiato le sue abitudini di consumo. Risparmia, ma continua a leggere a tassi non troppo diversi da prima. Questo comporta che, per editori che hanno saputo costruirsi una nicchia di riferimento, che fanno libri di qualità e che hanno le energie per costruire una cultura del libro intorno ai propri titoli, le cose non sono così tragiche. Diverso è il caso di chi invece non ha un catalogo forte, ma che punta molto sui fenomeni editoriali, sui lettori deboli o occasionali.»

Se il numero di lettori – crisi o no; acquisti o prestiti; cartaceo o digitale – resta più o meno costante, per la qualità dei libri il discorso è diverso… molto diverso e mi sento di dire anche peggiore.

Traduzioni raffazzonate, svarioni nella correzione ortografica e grammaticale, fascette ammiccanti per ammaliare lo sventurato lettore.

E… il fenomeno degli ultimi anni: il proliferare di astri del web che nulla ci incastrano con i libri.

Sul primo punto, è evidente che presentare testi anche buoni, ma con scarsa (in certi casi, scarsissima) cura  nella traduzione, nella correzione, nell’impaginazione, ect. porti inevitabilmente un allontanamento del lettore che, al prossimo acquisto con quella determinata casa editrice/autore/autrice, ci penserà sopra due volte… magari anche tre e, magari, alla fine opterà per altre soluzioni.

Va da sé, infatti, che se la casa editrice/ect. in primis non è interessata a dare forma e consistenza ai suoi stessi progetti, perché un lettore ci dovrebbe perdere tempo?

Di contro, e così è per molte case editrici fortunatamente, la cura per i dettagli e le piccole attenzioni premiano a lungo andare e, se qualche volta le cose non vanno come dovrebbero, il lettore, ormai fidelizzato, è più disposto a chiudere un occhio.

E se l’assetto formale indispone quasi subito ma stufa davvero dopo qualche tentativo non andato a buon fine, lo stesso non si può dire per quello contenutistico.

È il caso, ad esempio, delle fascette che promettono miracoli, ma che fanno da cornice a un libro mediocre o addirittura pessimo.
Al lettore – ma, in generale, a nessuno – piace essere preso in giro.

Dopo la prima fregatura, si guarderà bene dall’acquistare titoli di quello stesso autore.
Anzi… se i bidoni cominciano ad accumularsi e a ripresentarsi con frequenza sospetta tra le proposte di una casa editrice, il lettore inizierà a guardare con un certo sospetto anche gli altri libri di quella casa editrice… arrivando, in un probabile domani, ad abbandonare per sempre quell’editore.

Ma è un altro caso che tenta molte case editrici – anche se, meno male!, c’è ancora qualcuno che resiste: quello delle personalità del web che nulla hanno da spartire con il mondo dei libri. Il loro fioretto? Raccontare i loro vent’anni di vita in cento/duecento pagine e il segreto del loro successo (bonus: considerazioni di varia natura).

Certo, comprendo perfettamente che queste siano vendite assicurate e ottenute con il minimo sforzo pubblicitario/economico/altro, perché una fetta dei followers più fedeli acquisterà sicuramente il libro.

Ma si tratta di vendite destinate a sparire… nel lungo periodo (e, in effetti, non boccio a priori questo “genere”… semplicemente penso che vada gestito con maggior accortezza senza cioè inondare il mercato e monopolizzare le scelte editoriali di una casa editrice):

  • in primo luogo, perché non è detto che i “followers fedeli” siano anche lettori… se poi, come spesso accade, l’ambito in cui si muove il personaggio di turno difficilmente si incastra nel mondo libri & co.
    Questa tipologia di “libri”, cioè, non coinvolge tutta una larghissima fetta di persone che leggono più libri e magari arrivano a “fidarsi” di una casa editrice o di un/a determinato/a autore/autrice (quindi potenzialmente fanno più acquisti)… anzi, potrebbe rivelarsi controproducente andando, in un certo qual modo, a “indisporre” quei lettori che cercano libri (avventura, sentimenti, thriller, ect.);
  • in secondo luogo, perché – sempre con riferimento a personaggi estranei al mondo dei libri – esauriti gli argomenti del libro appena nato si esaurisce anche la loro potenzialità come “scrittore” (certamente dal cassetto non tirano fuori un giallo o un romanzo di fantascienza… poi, per carità, mai dire mai!).

Invece di immettere in un mercato già saturo libri che – potenzialmente – durano una sola stagione, ci dovrebbe essere l’impegno di tutti gli operatori editoriali a selezionare anche libri che durino nel tempo e autori/autrici che – potenzialmente – siano in grado di sfornare altre idee (non necessariamente al ritmo di Stephen King).

Di contro, non è giusto risparmiare una tiratina d’orecchie nemmeno a quei lettori che si fanno condurre dalle mode, dalle pubblicità martellanti e dalle fascette ammiccanti o che acquistano solo dalle major dando per scontato che il resto sia fuffa.


Riferimenti

Per scrivere questa considerazione sul mondo dei libri in Italia, mi sono servita di inchieste e rapporti che, oltre a fornire utili dati per questa mia analisi, mi hanno anche fornito ottimi spunti di riflessione.

E, last but not least, grazie a tutte le persone che mi hanno ascoltata, anche virtualmente, in queste mie elucubrazioni editoriali e mi hanno incoraggiata a scrivere.

Fascette, fascette ovunque

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di scoprire insieme qualche “trucchetto” che ci potesse aiutare a scegliere un libro considerando solo la copertina.
Avevamo parlato di copertine realizzate con un certa professionalità, di tomi più o meno lunghi, di blurbs e alla fine anche di loro: le fascette.

Io mi ero lasciate andare a un lugo soliloquio (chiedo perdono)… e avevo promesso avrei proseguito in separata sede. Quindi… eccoci qui! ^^

Negli ultimi anni, le fascette hanno invaso le nostre librerie… letteralmente invaso!
Ma procediamo con calma e soffermiamoci un attimo a spiegare di cosa si tratta.

Le fascette altro non sono che quelle strisce di carta colorata (solitamente gialla o rossa…) abbrancate al  disgraziato libro. Generalmente portano una frase elogiativa, un blurbs oppure un traguardo o un successo particolare (ad esempio essere stato finalista a un premio letterario importante oppure averlo direttamente vinto).

Altre, però, sono più subdole: fingono di conoscere i tuoi gusti, ti stuzzicano con l'”effetto gregge” oppure fanno leva sui tuoi sentimenti.

Perché questo è lo scopo principe delle fascette: attirare il lettore.

Premettendo che è proprio l’esistenza stessa della fascetta a infastidirmi (perché non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto su sfondo rosso), ho deciso di scrivere questo articolo tenendo conto di quelle fascette che ho in casa tra i miei libri.

1. Ipse dixit
Un primo gruppo di fascette – tutto sommato non così deleterio – è quello delle citazioni: lo/la scrittore/scrittrice Tizio/a dice che [inserire frase ad effetto].

Per carità, un’opinione fa sempre piacere… ma c’è proprio bisogno di spararla addosso su di uno sfondo colorato ideato appositamente per colpire l’occhio? Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

2. Pluripremiato
Simile al precedente, sono quelle fascette che riportano le roboanti vittorie in termini di premi (generalmente: candidato allo Strega, finalista allo Strega, Vincitore allo Strega 2014/15/16… cito lo Strega perché è il premio più famoso e ambito in Italia).

Anche qui, vedi sopra: la cosa mi fa piacere, ma l’essere vincitore di un premio (più o meno importante) non assicura il lettore di avere tra le mani un buon libro… anzi negli ultimi anni i premi letterari sono stati molto criticati (basta inserire in un qualunque motore di ricerca le parole premio Strega e critiche per ricevere una pioggia di articoli… cito lo Strega giusto per continuare con l’esempio iniziale).

E, tuttavia, la fascetta recante tale dicitura pare assicurare una sicurezza di vendita che si aggira attorno alle 60/70 mila copie [Fonte: Wired.it].

3. Febbre da Hollywood
Una terza categoria di fascette – della quale onestamente non ne comprendo l’esigenza – è quella che ci tiene a precisare che tu, o lettore, hai fra le mani il libro, ma sappi che da cotale testo ne è nato il film (o serie televisiva).

… Embè?

Per carità: è un’informazione interessante, ma l’esistenza di un film (o di una serie televisiva) certo non mi spinge ad acquistare un libro (o almeno… non dovrebbe!).

Magari, in un momento successivo e se la lettura mi è piaciuta, potrò anche interessarmi al film (o alla serie televisiva), ma nella fase di acquisto-libro non ne vedo onestamente il senso (anche perché, in certi casi, i diritti televisivi vengono ceduti prima ancora che il libro sia reso disponibile al pubblico… quindi è un po’ difficile prevederne il successo).

4. Capitan Ovvio
Un’altro gruppo di fascette riguarda l’esternazione dell’ovvio… tipo questa [l’immagine è tratta da un articolo di Pochestorie.it]:

… nel 99,99% dei casi il libro è sempre meglio del film, ma… va bene… grazie dell’informazione.

5. Sei in buona compagnia…
… perché, prima di te, questo libro lo hanno già letto in 1.000/10.000/100.000…

Mi fa tanto piacere per gli altri fortunati lettori che lo hanno letto… e sicuramente raggiungere una certa quota di vendite è un importante traguardo… ma… ? Questo non vuol dire che il libro a me piacerà.

Un esempio?

Twilight è fra i dieci libri che hanno venduto di più al mondo con 43 milioni di copie vendute. Ma… a me non è piaciuto.

6. OH MIO DIO!
Altra categoria di fascette che odio dal profondo del cuore: le esclamazioni (W O W!) che si rivelano immancabilmente un’amara fregatura. Questo è un esempio che viene direttamente dalla mia libreria…

Se non ci si fosse fatto caso, pregasi notare la scritta a caratteri cubitali: GENIALE!
… G E N I A L E…

Non voglio stare a ripetermi (qui puoi trovare la mia recensione completa), ma si è trattato di uno dei libri più assurdi – nel senso negativo del termine – che abbia mai letto.

Questa esternazione – se si rileva infondata più volte e per libri diversi – rischia di essere anche un pericoloso boomerang per la casa editrice (per esempio, io adesso ci vado con i piedi di piombo e di questa casa editrice acquisto solo i famosi Mammut).

7. Allora adorerai… 
Ecco un’altra categoria di fascette che davvero mi provoca l’orticaria; quella che pretende di conoscere i tuoi gusti.
Ti è piaciuto questo libro? Allora adorerai [inserire titolo].

Punto primo: … no, chi te lo garantisce?
Punto secondo: se si tratta dello/a stesso/a autore/autrice ne possiamo anche parlare, ma se si tratta di un/a autore/autrice diverso/a allora mi sa che qualcuno ha un problema con le scopiazzature…

Nel periodo in cui andava La ragazza del treno era tutto un “se ti è piaciuto, allora adorerai quest’altro libro“. A parte il fatto che a me La ragazza del treno non è che abbia fatto impazzire, ma cambiare location (es. dal treno al parco) non è un modo “carino” per rifilarmi la stessa frittata?

Ora a prescindere dalla tipologia più o meno martoriante di fascetta in circolazione, una cosa è certa: se sono – ahimè  così diffuse un motivo ci sarà.
Come nel caso che riportavo dello Strega, è evidente che un tale tipo di informazione porta degli indiscutibili vantaggi a livello di vendite (altrimenti avrebbe davvero poco senso per gli editori continuare a farsi stampare ‘ste striscione di carta).

Tuttavia, il dilagare delle fascette comporta anche una certa omologazione… o no?
Voglio dire: nei primi anni del loro avvento, una fascetta era un evento stile apparizione della Madonna. Un libro con la fascetta spiccava, risaltava in mezzo al mare di cellulosa stipata sugli scaffali. E un lettore poteva anche pensare: mannaggia, una strisciolina di carta in più! Allora questo libro vale!

Ma adesso… adesso è quasi il contrario: è il libro senza fascetta a essere un folgorazione divina.

Quindi?

Quindi, bisogna scegliere bene il prossimo libro che si andrà a leggere.
Si deve considerare che in gioco ci sono il nostro tempo libero, il nostro intrattenimento e, sì, anche i nostri soldi.
Quindi, non facciamoci prendere in giro; non facciamoci convincere da facili escamotage.
Scegliamo un libro non perché ce lo suggerisce un’occhieggiante fascetta, ma perché quella lettura è ideale per noi.


Altri articoli che potrebbero interessarti:

Campagna progresso: la pubblicità di “Io leggo e tu?”

Sicuramente l'hai vista: c'è lei, sul divano in un bar, immersa nella lettura di Cime Tempestose (che poi potevano anche scegliere un amore meno ...
Leggi Tutto

Consigli di lettura estate 2017

Cosa c'è di meglio in spiaggia che un bel libro sotto l'ombrellone? Nulla! Eccoti, quindi, i miei suggerimenti per questa ...
Leggi Tutto

Il distributore di libri

Dopo un approfondimento sul prezzo dei libri, avevamo compreso come sulla cifra finale che compare in copertina concorressero alcune percentuali ...
Leggi Tutto

Salone del Libro 2017

Il Paradiso esiste e io l'ho trovato a Torino... al Salone del libro! Famelica. Per quanto mi possa definire una buongustaia, ...
Leggi Tutto

6 personaggi femminili letterari cazzuti

Sono loro i miei sei personaggi femminili letterari cazzuti. Determinate, coraggiose; nessuno può metterle in un angolo! Cominciamo! Elizabeth Bennet, Orgoglio ...
Leggi Tutto

Il prezzo dei libri

Da quanto ho aperto il blog (nel lontano settembre 2014) scopro ogni giorno come il mondo legato ai libri sia variegato, ...
Leggi Tutto

Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro.

È evidente come il primo contatto con la nostra – potenziale – nuova lettura avvenga visivamente. Sì, parlo proprio di lei: della copertina.

Insomma, è lei che, per tutta una serie di motivi e sensazioni meramente soggettive, ci spinge verso un libro piuttosto che verso un altro.

Dal primo impatto, poi, seguono comunque tutta una serie di considerazioni (come un estratto, la quarta, la fiducia nell’autore/autrice… insomma, un vasto assortimento di variabili) che ci spingono o meno all’acquisto o lettura del volume incriminato.

Ma… se non avessimo una tale possibilità? Se potessimo scegliere un libro solo dalla copertina?

Tutto è nato da questa immagine: 

A parte i dettagli estetici (e per quanto possa essere d’accordo che i titoli con troppi fronzoli sono ridondandoti… ma – magari – ad alcuni piacciono), ci sono alcune accortezze che un lettore può seguire mentre sceglie un libro dalla copertina.

In primo luogo, occhio ai blurbs.

Onestamente, non conosco se esiste un corrispettivo italiano (quindi, chiunque sia esperto in questi tecnicismi è invitato caldamente a farsi avanti), ma per spiegarsi un blurb è quella citazione, scritta da una persona che ha curato il libro o da qualcuno che abbia una certa influenza o un certo “peso” in un determinato ambito (possibilmente relativo al libro in questione), riportata in un qualunque punto della copertina.

Il suo scopo è quello di invogliare il lettore alla lettura mettendo in evidenza un aspetto particolare del libro o un’opinione “autorevole” sul suddetto.

È bene, quindi, informarsi su chi sia l’autore o l’autrice del blurb per poterne conoscere la sua autorevolezza  – e obiettività – e anche i motivi che lo/la hanno spinto/a a rilasciare proprio quel commento (e considerando anche che, non sempre, chi esprime un paio di righe di opinione ha letto il libro nella sua interezza… può capitare).

Ad esempio, nell’immagine (da cui è partito tutto il mio trip per questo articolo) così si ironizza: «“Mark è il migliore scrittore nella nostra famiglia.” Mamma».

È logico che un commento del genere è tutto fuorché obiettivo.

In secondo luogo, attenzione ai libri in cui il nome dell’autore è più grande del titolo del libro.
Effettivamente, è un poco sospetto fare più affidamento sul nome dell’autore che non su ciò che ha scritto…

In terzo luogo, parliamo di fascette e bolloni. Di questi fastidiosi strumenti avevamo già parlato un po’ di tempo fa sempre con riferimento a come si sceglie un libro, ma per intenderci quando parlo di fascette mi riferisco a quelle strisce di carta (solitamente gialla o rossacolorini che si notano poco insomma…) che avvolgono il libro e che contengono spesso una frase elogiativa o un mega traguardo raggiunto dal libro in questione. Quando, invece, parlo di bolloni mi riferisco agli adesivi appiccicati alla copertina, i quali, più o meno, hanno lo stesso scopo delle fascette.

In particolare, di fascette noi lettori italiani siamo sommersi. Davvero… inondati, affogati.

E se ne siamo così pregni un motivo ci sarà… insomma, se gli editori continuano a farsi stampare fastidiose striscette di carta da appaiare al disgraziato libro vuol dire che una qualche utilità questi strumenti del diavolo l’avranno, no?

Personalmente – ma forse lo avevi già capito – a me le fascette non piacciono. Le trovo fastidiose ed eccessive e non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto (o un successo/traguardo particolare).

Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

Per non parlare poi di quelle fascette che pretendono di conoscere i tuoi gusti: (es.) se ti è piaciuto il libro X, allora adorerai questo… 
NO! Ma chi te lo dice?!

Immagine di Grazia.it

In ogni caso, anche qui attenzione, perché a volte le fascette dicono solo una parte di verità (non che mentano eh, ma magari non dicono proprio completamente come stanno le cose… chi mi segue su Goodreads sa di cosa parlo, perché ho avuto modo di riportarne un esempio pratico).

Magari dedicherò un articolo solo alle fascette, perché mi rendo conto che sto iniziando a sproloquiare sull’argomento… sorry! [aggiornamento: ecco lo sproloquio sulle fascette: Fascette, fascette ovunque]

In ogni caso, è logico che anche l’occhio voglia la sua parte e, quindi, una bella immagine di copertina e una vesta grafica ben fatta ci attirano molto di più di una imbarazzante copertina realizzata malamente.

E ciò non toglie comunque che il libro “vestito meglio” possa poi rivelarsi una ciofeca, ma una certa cura denota  professionalità e serietà nel presentare il proprio lavoro.

Ultima considerazione riportata anche nell’immagine e che – almeno in parte – condivido è quella di considerare la lunghezza del libro.

Il Signore degli Anelli (giusto per fare un esempio) non venne visto di buon occhio – almeno inizialmente – dal suo editore, perché era un libro troppo lungo, troppo complesso e costoso da stampare soprattutto se poi si fosse rivelato un flop.
Ora, un flop non è stato, ma la divisione in tre libri (La Compagnia dell’Anello; Le due torri; Il ritorno del re) fu fatta proprio per contenerne i costi e le eventuali perdite.

Quindi, tutto questo discorso per dire che se un editore ha scelto di investire in un libro particolarmente lungo, stampandolo con tutte le accortezze del caso, vuol dire che si tratta di un lavoro nel quale crede profondamente.

Siamo d’accordo che poi questo non ci garantisce di trovarci davanti a un capolavoro, ma è comunque un altro aspetto da considerare positivamente.

… Meno male che un libro si giudica sia dalla sua copertina sia da altri innumerevoli elementi (che avevo già condensato qui, quindi non sto a ripetermi)!


Altri articoli che potrebbero interessarti:

Campagna progresso: la pubblicità di “Io leggo e tu?”

Sicuramente l'hai vista: c'è lei, sul divano in un bar, immersa nella lettura di Cime Tempestose (che poi potevano anche scegliere un amore meno ...
Leggi Tutto

Consigli di lettura estate 2017

Cosa c'è di meglio in spiaggia che un bel libro sotto l'ombrellone? Nulla! Eccoti, quindi, i miei suggerimenti per questa ...
Leggi Tutto

Il distributore di libri

Dopo un approfondimento sul prezzo dei libri, avevamo compreso come sulla cifra finale che compare in copertina concorressero alcune percentuali ...
Leggi Tutto

Salone del Libro 2017

Il Paradiso esiste e io l'ho trovato a Torino... al Salone del libro! Famelica. Per quanto mi possa definire una buongustaia, ...
Leggi Tutto

6 personaggi femminili letterari cazzuti

Sono loro i miei sei personaggi femminili letterari cazzuti. Determinate, coraggiose; nessuno può metterle in un angolo! Cominciamo! Elizabeth Bennet, Orgoglio ...
Leggi Tutto

Il prezzo dei libri

Da quanto ho aperto il blog (nel lontano settembre 2014) scopro ogni giorno come il mondo legato ai libri sia variegato, ...
Leggi Tutto