In carne e cuore recensione

Titolo: La carne
Autrice: Rosa Montero
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: In carne e cuore
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Michela Finassi Parolo

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Inizia tutto come una piccola vendetta verso Mario, il giovane ex amante che ha deciso di lasciarla in favore della moglie… incinta.

È così che la sessantenne Soledad (nomen omen) finisce su PerIlPiacereDelleDonne.com. E, in stile Kat Ellis di The Wedding Date, fa una piccola pazzia: “affitta” un prostituto, giovane e aitante e bellissimo, per accompagnarla a teatro dove teme/spera/cerca/rifugge un incontro con l’ex amato bene.

Cifre da capogiro, ma con un semplice click è fatta e il prostituto è bell’e che pronto ad accompagnarla a teatro.

Ma quel “semplice click” si rivelerà qualcosa di molto più complesso di una stupida serata per mostrarsi felice agli occhi degli altri e per far ingelosire Mario.

I due iniziano una relazione… vera. Il prostituto – che ha un nome: Adam – le offre costosi sconti sulla compagnia, abbonandole addirittura giornate intere di compagnia.

Ma Adam è anche un ragazzo con un oscuro passato alle spalle (=orfanotrofio russo) e con immensi sogni di gloria nel cassetto (=bisogno di parecchi soldi per realizzarli).

E Soledad, irrequieta, affamata di affetto, bisognosa di vita e di amore e – come, del resto, indica anche il suo stesso nome – sola, ben presto inizierà ad assecondare i sogni del bel ragazzo russo.

Insomma… fin a che punto può spingersi questa relazione?

Soledad è una sessantenne libera, ma stanca di esserlo; è indipendente, ma affamata di amore e di compagnia.

È un personaggio che, a primo impatto, destabilizza e non è semplice empatizzare con lei. Il suo bisogno di affetto così viscerale, nascosto dietro una finta corazza di compattezza e autonomia, non è semplice da comprendere. Anzi, in certi punti, è quasi fastidiosa (butta giù pasticche come fossero mentine; si comporta una bambinetta sciocca e viziata; scade in comportamenti patetici).

Ma poi qualcosa scatta, si entra nella sua testa. Sicuramente non si condividono le sue scelte e i suoi comportamenti, ma dal suo punto di vista… cos’altro avrebbe potuto fare?

Alle donne come Soledad si storce il naso, la società non le accetta. Sono un’anomalia, un’anomalia non gradita.

In una società che ci vorrebbe tutti felicemente accoppiati, una donna con un uomo più giovane fa storcere il naso; ma un uomo… nah, un uomo con una più giovane è un grande (?). Una donna sola – per scelta o per altri motivi – è da compatire; ma un uomo… nah, un uomo solo è un genio che della vita ha capito tutto (?).

Insomma, la vendetta porta la nostra protagonista a una decisione sciocca, a dir poco infantile. La sua irrequietezza e il suo bisogno di compagnia la porteranno a fidarsi troppo. Insomma, Soledad è disposta a tutto pur di credersi amata, pur di vivere una vita, una qualunque, secondo i canoni standard.

Perché Soledad accetta la sua condizione di “zitella“, ma certo non le piace. Insomma, le insidie dello star soli sono multiformi: possono andare dal restare bloccata nel box doccia senza la possibilità di chiamare aiuto all’incontrare la persona sbagliata e rischiare invischiata in qualcosa di peggio.

Oppure si può semplicemente rischiare di impazzire per il bisogno di amare ed essere riamati non di un amore specifico, ma giusto dell’amore in sé. Anche perché Soledad cerca disperatamente di afferrare un solo barlume di affetto, ma tutto le sfugge di mano.

Come forse avrai capito, il romanzo si incentra sulla sua protagonista: i suoi dubbi, le sue gelosie, le sue aspirazioni e i suoi errori. E si incardina tutta su questa relazione e il rapporto a due che ne esce.

Il secondo livello narrativo – ovviamente meno dominante – vede invece Soledad più o meno intenta (perché l’intensa relazione con Adam la sbarellerà non poco) a occuparsi della gestione di una particolare mostra su poeti e scrittori maledetti (o bizzarri) cercando di schivare il golpe di collaboratori più giovani.

Questo secondo filone narrativo consente di scoprire il passato – tragico – di importanti scrittori, la cui storia balza nelle mente di Soledad mentre affronta il suo drammatico presente. Tra questi l’unico a non essere reale è il personaggio – estremamente potente e realistico – di Josefina Aznárez, creato dalla Montero (che farà anche una piccola comparsata).

Concludendo. “In carne e cuore” è un romanzo particolare che presenta con una certa drammaticità, ma anche con un pizzico di ironia, la solitudine nell’era moderna.

 


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