Il cappello di Mr Briggs recensione

il-cappello-di-mr-briggs-recensione-tbbTitolo: Mr. Briggs’s Hat. A sensational account of Britain’s first railway murder
Autrice: Kate Colquhoun
Anno di pubblicazione: 2011
Genere: Saggio
Titolo ventilatore Italia: Il cappello di Mr Briggs ovvero il mistero della carrozza 69
Anno di pubblicazione ITA: 2012
Trad. di: Ada Arduini

Londra, 1864. Il treno è terribile in ritardo (per la cronaca, si tratta di quattro minuti… per i nostri standard rientriamo ancora abbondantemente nella fascia ancora “in orario”), ma al momento è fermo alla stazione di Hackney.
Amis, il capotreno, è pronto per fischiare la partenza, ma dagli scompartimenti di prima classe giungono dei grossi grattacapi. Un uomo, in compagnia del socio, ha cercato di accomodarsi nella carrozza n. 69. Ne è uscito con le dita e il retro dei pantaloni impiastricciati di sangue. Dalla carrozza vicina, alcune signore lamentano di essere state a loro volta schizzate di sangue dal finestrino aperto.
… L’aplomb inglese è sempre un po’ inquietante…
Insomma, Amis entra nello scompartimento (ogni vagone è isolato dagli altri, come una micro-stanza per sole quattro persone) e, a parte strisciate di sangue sui sedili imbottiti, i cuscini, le pareti e il pavimento, trova solo un cappello, un bastone da passeggio con l’impugnatura in avorio e una borsa nera.

Poco distante, in una zona non edificata e paludosa alle porte della City, sui binari viene ritrovato un uomo in condizioni critiche. Di lì a poco, purtroppo, muore a causa delle ferite riportate. Pare che fosse proprio lui l’occupante della carrozza n. 69 e pare che non solo sia stato aggredito, ma sia stato spinto giù lungo i binari. C’è un problema, però. La vittima, identificata come Mr Briggs, distinto banchiere, non ha mai indossato il cappello ritrovato nella carrozza. E allora a chi appartiene quell’accessorio? Che sia stato dimenticato proprio dall’assassino?

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Confesso: grazie al libro Omicidio a Road Hill House, ho avuto un ritorno di fiamma per i gialli ambientati in epoca vittoriana (sì, ho avuto il bisogno di rientrare nelle atmosfere che ho imparato ad amare grazie ad Arthur Conan Doyle).
E, dopo la sensazional novel di Mary Elisabeth Braddon Il segreto di Lady Audley, citata più volte anche all’interno di questo libro, e dopo il libro di Colin Dexter La fanciulla è morta, torno ai saggi.

Sì, perché anche qui – come nel già richiamato Omicidio a Road Hill House – si tratta di una specie di reportage, talvolta un poco romanzato, del primo caso di omicidio su di un treno inglese.

Quindi, primo problema affrontato nel libro: un omicidio – un altro… – in epoca vittoriana per la neonata figura dell’investigatore di Scotland Yard.
E, secondo: un omicidio violento avvenuto sul vanto di ogni britannico: la loro rete ferroviaria e, di conseguenza, anche il loro progresso tecnologico.

Le carrozze dell’epoca, infatti, possedevano una conformazione particolare che non prevedeva il collegamento e la comunicazione tra ognuna di queste fra sé e con il capotreno (non avevano corridoio centrale e non prevedevano la possibilità di spostarsi di carrozza in carrozza).
La conseguenza era che, ad esempio, incendi scoppiavano nelle carrozze senza che il capotreno ne fosse a conoscenza e senza i passeggeri potessero avvertirlo in alcun modo (quindi, il treno non si fermava) e rispettabili cittadini venivano infastiditi, molestati e derubati nel segreto del vagone-treno.

Ma non solo. In questi crimini che, agli occhi della pubblica opinione divennero dei veri e propri intrighi, giocavano un loro ruolo anche la politica; le convinzioni più o meno personali dell’investigatore di turno; i pregiudizi e, in questo caso specifico, anche i difficili rapporti tra Stati Uniti e i vecchi padroni britannici o tra Gran Bretagna e Prussia (considerata l’invasione prussiana della Danimarca con cui la famiglia reale era imparentata).

Invece dell’ormai affezionato Jack Wicher, troviamo un altro investigatore della nuova sezione dedicata di Scotland Yard: Richard Tanner.
Entrambi nomi noti nel mondo investigativo inglese in era vittoriana, rappresentano la figura romantica dell’investigatore: corretto (persino con il sospettato), onesto, ligio al dovere e infaticabile.
Tuttavia, non infallibile.

Perché uno dei problemi principali sono proprio le indagini, spesso parziali e rapide; l’attendibilità dei testimoni; la volubilità delle giurie, martellate con continue illazioni e facili sentenze da riviste e giornali; i toni spesso di teatrino che assumeva un processo; la mancanza di un riesame; i diritti negati al sospettato (si pensi solo che l’imputato non poteva rendere dichiarazioni e poteva dar voce alla sua posizione solo attraverso il suo avvocato durante gli interrogatori dei testimoni; l’accusa non era obbligata a condividere con la difesa le proprie scoperte).

Gli investigatori devono destreggiarsi tra testimonianze fallate dalla memoria o dettate dall’avidità (nel caso specifico, era, infatti, prevista una notevole ricompensa), mitomani e detective da salotto. Ed è impossibile sotto un martellamento così costante, non formarsi una propria opinione e seguirla ciecamente, sebbene in buona fede, ignorando così tutte le prove contrarie.

Ciò che doveva essere evidente, infatti, era l’altissimo grado di efficenza raggiunto dalla giustizia inglese. E dimostrare tale efficienza spesso andava a discapito di molto altro… anche della vita.

Ciò che mi affascina maggiormente è vedere come questi delitti divennero particolarmente coinvolgenti all’epoca perché scardinarono un punto fisso delle certezze vittoriane.
Nell’Omicidio a Road Hill House era la quotidianità, l’inviolabilità del domicilio; qui venne accresciuto un senso preesistente di disagio verso la modernità e l’avvento del progresso.

Come scrivevo poco sopra, la fitta rete ferroviaria inglese, che sbocciò nel giro di pochissimi anni conquistandosi l’orgoglio di ogni inglese, celava in sé anche numerosi pericoli. Gli incidenti ferroviari erano molto frequenti, nonostante proporzionalmente inferiori al grado tecnologico raggiunto. L’avvento della nuova rivoluzione industriale aveva portato con sé benessere e innovazione, ma anche un senso di disagio e irrequietezza; sentimenti confermati (e acuiti) dalla tragica dipartita del signor Briggs.

Insomma, mi rendo conto d’aver fatto molti parallelismi tra questo libro e Omicidio a Road Hill House. Ammetto che, se sulla copertina non fosse stato specificato il cognome della scrittrice (perché, per l’appunto, si chiamano entrambe Kate!) non avrei notato che si trattava di due autrici diverse.

I punti in comune tra i libri sono molti e non solo perché entrambi trattano, nella forma di saggio, di un omicidio di grande risonanza durante l’epoca vittoriana.
Entrambi mettono in luce numerosi altri aspetti: in primo luogo, il contorno dell’epoca, le problematiche non solo personali dei singoli testimoni o dello stesso sospettato, ma anche i notevoli risvolti nell’opinione pubblica. Il già noto problema delle giurie e della loro possibilità di essere fortemente influenzate da giornali e rotocalchi vari; la fallibilità delle testimonianze; dubbi e domande irrisolte che non possono assolutamente perdurare in un processo penale; l’abbozzo, ancora informe, di una scienza investigativa; la crescita giurisprudenziale e le tante contraddizioni di un mondo cristiano pronto a mandare a morte sulla base di un sospetto, di una folla pronta a giudicare e a bearsi della morte sul patibolo.
E, infine, la solita amara verità: arriva un punto in cui l’attenzione quasi morbosa per il carnefice supera il cordoglio e il rispetto delle vittime.

Ecco, a voler essere puntigliosi, una differenza tra i due libri c’è ed è questa: la parte centrale de Il cappello di Mr Briggs, dedicata alle tre (!) giornate di processo, è un po’ troppo dettagliata tanto da arrivare quasi a smarrirsi tra i tanti quello ha detto, quell’altro ha riportato della sfilata di testimoni e figuri vari durante il processo.
Inoltre, molto spesso, nel corso dell’intero saggio, si ripetono domande e concetti.

Quindi, i due libri sono davvero quasi identici, ma il “voto” leggermente più basso del romanzo in questione è determinato solo da una certa tendenza alla ridondanza e prolissità de Il cappello di Mr Briggs che, in ogni caso, resta un ottimo e interessantissimo saggio sull’epoca vittoria e le sue contraddizioni.

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