Acqua agli elefanti recensione

recensione acqua agli elefantiTitolo originale: Water for elephants
Anno di pubblicazione: 2006
Autrice: Sara Gruen
Genere: Romanzo storico
Titolo in Italia: Acqua agli elefanti
Anno di pubblicazione ITA: 2006

Jacob Jankowski è studente di veterinaria in una prestigiosa università. Le sue sono le preoccupazioni di un ventitreenne medio: l’amore e lo studio (più che altro la prima). Eppure, qualcosa sta arrivando a cambiare completamente il suo destino. Durante una lezione, infatti, il preside fa irruzione in aula, richiamandolo. Jacob ripercorre mentalmente tutta una serie di “malefatte” (liquore e fumetti osceni) e già sa che verrà espulso dall’università, con grande dispiacere del padre (veterinario nello studio Jankowski e figlio) . Eppure, lo sguardo del preside è triste e, dopo un respiro profondo, annuncia che c’è stato un incidente d’auto, i suoi genitori sono stati coinvolti e non c’è stato niente da fare. In pochi attimi, Jacob si ritrova orfano e senza un soldo (la banca ha pignorato la casa e lo studio di veterinario del padre, che, causa crisi economica, non si faceva più pagare in soldi, ma in fagioli e uova). Il ragazzo è disperato, confuso e completamente sfiduciato. Non sa cosa fare della sua vita e vaga solitario in una piccola radura fino a quando, in lontananza, ecco il classico suono di un treno, il suo sbuffare ritmico e poi ecco anche il fischio. Alla fine, spunta anche la locomotiva che, a bassa velocità, si avvicina nella direzione di Jacob. La decisione è subitanea: salire sul treno e lasciarsi il passato alle spalle. Quello che Jacob non sa ancora è di essere appena salito su di un treno particolare: un circo.

Lettura piacevole e scorrevole. Niente di eccezionale, ma buona per passare un paio di giornate. La trama è un po’ scontata (complice, purtroppo, la copertina spoilerante). La narrazione segue i ricordi e i pensieri del vecchio Jacob che, a novanta (o novantatré anni) si ritrova in una casa per anziani a dover combattere per del cibo solido e un po’ d’intimità.
Gli ambienti, in verità, solo quello del circo, è davvero ben descritto. Sembrerà una cosa sciocca, ma quando la Gruen descrive l’arrivo del treno che fischia nella notte, gli addetti al tendone che iniziano a srotolarlo e a montarlo sullo sfondo di un’alba arancione, i picchetti che vengono battuti in terra con ritmica precisione ho pensato subito alle scene iniziali di Dumbo.
Per quanto riguarda i personaggi, a parte qualche comportamento un po’ improbabile (sebbene, comunque, non impossibile), quelli principali sono ben descritti, anche se qualche loro comportamento o evento passato è un poi buttato a caso e fatto passare sotto silenzio (cioè senza troppo approfondimento nella storia).

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