Acciaio Numeri Primi recensione

Dati gli scarsi aggiornamenti nei giorni scorsi, quest’oggi ci occuperemo di due libri sotto certi punti di vista simili. Entrambi, infatti, scritti, non molti anni fa (2010) e vincitori, tra gli altri, del premio Strega e Campiello, sono opera prima di due autori italiani: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano e “Acciaio” di Silvia Avvallone.

la solitudine dei numeri primi - paolo giordanoTitolo: La solitudine dei numeri primi
Anno di pubblicazione: 2008
Autore: Paolo Giordano
Genere: Formazione

Cominciando dal primo, “La solitudine dei numeri primi” tratta della triste e sciagurata storia (come se nel mondo non esistessero altri che se la passano peggio e, magari, si lamentano anche meno) di due ragazzi, Mattia e Alice. Il primo, gemello di una bambina autistica, volendo ardentemente partecipare ad una festa dei suoi compagni di classe, smolla la sorellina, affidatagli senza alcun problema o preoccupazione dai genitori (? – stiamo comunque sia parlando di un bambino delle elementari), in un parco. Al suo ritorno, della sorellina ovviamente non ci sono più tracce e si pensa che possa essere annegata nel fiume (guarda caso) lì vicino (quando si dice la sfortuna!). L’altra, Alice, durante una lezione di sci, alla quale lei, non essendo amante dello sport, è sostanzialmente costretta a partecipare dal padre, si perde, cade in un burrone, dal quale riemerge zoppa per il resto della vita. Segue: l’essere vittima di battute cretine alle medie (e chi in classe non aveva dei compagni pronti a trovare qualcosa di sbagliato anche nel colore della tua matita? Come si dice, la mamma dei cretini è sempre incinta…), autolesionismo gratuito, il disperarsi per niente in età adulta e l’incapacità di entrambi i protagonisti di amarsi a vicenda (sebbene non si facciano problemi a sposarsi con persone che non amano o delle quali sono semplicemente infatuate perché sono i primi che gli prestano attenzioni – vedi, Alice – o a trascorrere notti di passioni con misconosciuti – vedi Mattia)… Mah, ehi, loro sono numeri primi, destinati per sempre ad essere soli, quindi…

Titolo: Acciaioacciaio - silvia avallone
Anno di pubblicazione: 2010
Autrice: Silvia Avallone
Genere: Romanzo

Passando al secondo libro, “Acciaio”, devo dire che questo almeno potrebbe
essere interessante per coloro che conoscono, anche solo perché di passaggio, la città di Piombino. Seguendo, infatti, le alterne vicende di due ragazzine, Francesca e Anna, il libro mostra una spaccato di una Piombino semplice, concentrata tutta attorno ai quartieri popolari e alle acciaierie. Questo è l’unico aspetto che ho apprezzo; per il resto, vedi sopra. Le ragazzine si fanno problemi dove sostanzialmente non ci sono e, in alcuni casi, i loro comportamenti risultano un po’ strambi, passando ovviamente attraverso clichè e topos già visti e rivisti (ragazzi, uscite serali, piccole gelosie, situazioni familiari disastrate, strane esibizioni mattutine in cui le due si mostrano nude a tutti gli abitanti dei palazzi limitrofi). La fine non porta quasi a nulla, se non una maggiore consapevolezza di sè e una migliore comprensione di quello che era palese fin dalle prime pagine del libro.

Come avrete capito, non ho molto apprezzato questi due libri. I personaggi sono scialbi, apatici, incapaci di rimboccarsi le mani e vivere la loro vita senza bussare allo sportello “ufficio complicazioni affari semplici”. L’evoluzione, la crescita, sempre se c’è, è scarsa. La narrazione è semplice, elementare, per carità, chiara, ma dove sono finiti i nostri grandi scrittori, quelli che davvero con le parole sanno giocare?! Li consiglierei?, forse prestati da qualche amico, giusto per una lettura estiva.


 

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